.
Annunci online

 
lapsus 
lapsus psicologia e polis
<%if foto<>"0" then%>
Torna alla home page di questo Blog
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  EMERGENZE
Blog Trotter Monitor
Jerushalayim
Ajeeb
Iraki News Agency
Ha'aretz
PRAVDA forum
World Press Photo
English Dar Alhayat
Uri Avnery's News Pages
Paix Maintenant
Peace Now
Peace Now Israel
Palestine Chronicle
Shalom.it
Nonviolenti.org
Sigmund Freud e Albert Einstein
COPING WITH TERRORISM
The Phenomenology of Trauma and the Absolutisms of Everyday Life
Federal Emergency Management Agency
alzataconpugno
straripando
babi119
esperimento
barnaba
ricordiamocene
miele98
CounterPunch
olifante
stilgar
mises
controcorrente
marioadinolfi
maquiavel
arsenico
calimero
oiraid
nanamalefika
liberopensiero
celeste
notimenospace
shockandawe
sannita
prospettiva_cdv
titollo
panther
cassandra
leguerrecivili
bartleby
mipassaperlatesta.
più che puoi
napoorsocapo
yadoge
  cerca



 

Diario | Psicologia e Guerra | Altrove | Chi è chi | Politichese | Intrighi | Serendipity | Europa | Sviluppo (in)sostenibile | Biotecnologie |
 
Diario
1visite.

7 marzo 2005

Giuliana Sgrena: vittoria? fallimento? o una via di uscita da troppe contraddizioni?

C'è qualcosa di amaro e di contradditorio nelle dichiarazioni di ieri di Giuliana Sgrena in cui ripetutamente dichiara che non tornerà più in Iraq, che non ha senso per nessuno restare o tornare, perchè troppo forte è l'inaccettabile morsa del ricatto, presi in mezzo come si è tra un modo di 'fare la guerra' (tipicamente) americano, arrogante, spietato, disumano e 'alieno' nella sua meccanicità di morte, condotta con lucida follia da giovanissimi allucinati automi, in attesa degli automi veri, da una parte, e dall'altra un altrettanto spietato nichilismo di una 'resistenza' cieca e sorda, pluri-omicida e assassina, il cui unico interesse è operare nell'ombra e ridurre ad ombra chi 'ci vuole essere', a fianco della 'gente comune', di donne, bambini, uomini, in questo caso Iracheni, e non lasciarli soli e ammutoliti e acciecati, nel terribile buio della più totale assenza, se ci si arrende, di informazioni non 'embedded' e di 'assistenza', con questo intendendo tutto ciò che pertiene alla difesa e conservazione di un briciolo di dignità umana, oltre che di bisogni fondamentali soddisfatti. La liberazione di Giuliana è costata la vita a Nicola Calipari. Scrive Rossana Rossanda Non ho mai creduto ai servizi di sicurezza per il troppo potere che hanno e le immunità di cui godono: il dubbio sulla loro stessa utilità era la sola opinione che abbia condiviso con Indro Montanelli. Ma la realtà è più complessa delle supposizioni. Ci sono uomini integri in istituzioni dubbie e viceversa, e devo scusarmi di avere sospettato e scritto, durante il sequestro di Giuliana Sgrena, che i nostri servizi nulla sapevano e stavano facendo. Invece anche nel governo era prevalsa, e per la seconda volta, la scelta della trattativa; che sia avvenuto per un'etica dei doveri o per opportunità politica, l'importante è che sia prevalsa. A un pugno di uomini dei servizi e a chi li dirigeva dobbiamo Giuliana viva e libera. In sostanza, siamo di fronte all'esito, in parte tragico, di due atti convergenti di 'eroismo': quello di Giuliana, che ha voluto 'andare a vedere' fino a che punto fosse ancora possibile, in Irak, raccontare senza blindarsi dentro una stanza di albergo, e quello di Nicola, che per sottrarla al sequestro ha sapientemente mobilitato tutte le proprie risorse tecniche e umane, spendendoci la vita. Ma allora, quando Giuliana dice che dobbiamo andarcene, che tutti se ne devono andare da lì, è questa l'ammissione di una sconfitta, l'amara constatazione che il duplice eroismo si è rivelato inutile... ... oppure c'è in questo una contraddizione risolvibile in altro modo? Ovvero: è possibile 'stare' in un teatro di guerra come quello iracheno in modo diverso da quello 'americano' ? Se sì, se proprio due splendidi Italiani, come Giuliana e Nicola, hanno dimostrato che l'inverosimile è possibile, ma allora la 'soluzione' non dovrebbe piuttosto essere restare, rafforzare una presenza diversa, renderla possibile e utile alla popolazione irachena, secondo 'quella' modalità, e con risorse sufficienti a non esporre ad ulteriori 'eroismi' chi vi ci si cimenta?




permalink | inviato da il 7/3/2005 alle 9:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
febbraio        aprile