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21 agosto 2004

Complici nelle torture medici e psichiatri militari americani in Iraq e in Afghanistan (Lancet)

Washington. Sono complici nelle torture i medici militari americani in Iraq e in Afghanistan. L’autorevole rivista specializzata Lancet (*) cita casi agghiaccianti: certificati di morte falsificati per assicurare l’impunità agli assassini, segni evidenti di sevizie ignorati nei referti medici, e almeno un caso in cui un prigioniero svenuto venne rianimato dal medico perché le torture potessero continuare. Lancet, pubblicata a Londra, è una delle più prestigiose e documentate riviste scientifiche del mondo. Le rivelazioni sono accompagnate da un editoriale che invita a rompere la consegna di omertà. La direzione della rivista richiama medici e infermieri al loro dovere professionale: “Coloro ai quali è stato chiesto, in nome della disciplina, di rinunciare a mettere i diritti dei pazienti al di sopra di ogni altro interesse devono protestare con forza e rifiutare ogni cooperazione con le autorità”. La presa di posizione di Lancet coincide con un rapporto del Pentagono sul carcere di Abu Ghraib, che sarà presentato la prossima settimana al congresso americano. Il rapporto esprime un biasimo generico nei confronti degli alti gradi militari, venuti meno ai loro obblighi di vigilanza, ma non menziona le responsabilità dei politici e scarica la colpa su 24 guardie carcerarie e agenti dei servizi segreti addetti agli interrogatori. Nonostante queste conclusioni di comodo, il rapporto non può fare a meno di citare il personale medico che era al corrente degli abusi ma non fece nulla per mettervi fine. L’autore dell’articolo di Lancet è il professor Steven Miles, docente di bioetica all’università del Minnesota. Il professore e i suoi collaboratori hanno studiato gli atti delle commissioni d’inchiesta del congresso e della magistratura militare, i verbali degli interrogatori di guardie e detenuti, le testimonianze raccolte da Human Rights Watch e da altre istituzioni per la difesa dei diritti umani, i resoconti della stampa. Da tutto questo materiale emerge una situazione costante: in Iraq come in Afghanistan e nel campo di Guantanamo, il personale medico ha assistito passivamente alla tortura dei detenuti e in qualche caso vi ha partecipato attivamente. Un esempio è citato nella deposizione giurata di un detenuto ad Abu Ghraib. Un prigioniero politico iracheno è svenuto sotto le percosse dei soldati americani. Il personale sanitario del carcere lo ha rianimato e lo ha lasciato nelle mani degli aguzzini perché le torture continuassero. Due detenuti dello stesso carcere hanno riferito il caso di un medico che ha affidato a una guardia carceraria senza alcuna preparazione sanitaria il compito di cucire le ferite di un prigioniero. Un agente della polizia militare ha confessato che un infermiere ha inserito una fleboclisi nelle vene di un detenuto morto sotto la tortura per fare credere che fosse ancora vivo durante il trasporto in ospedale. “I certificati medici – scrive il professor Miles – attribuivano abitualmente la morte dei detenuti ad attacchi di cuore e ad altre cause naturali, senza menzionare i maltrattamenti che le avevano provocate”. L’articolo cita un esempio documentato da Human Rights Watch: i soldati americani picchiarono un detenuto fino a fargli perdere i sensi e lo legarono imbavagliato alla porta della cella, dove morì. Il medico di Abu Ghraib certificò che la morte era avvenuta “per cause naturali durante il sonno”. Soltanto quando scoppiò lo scandalo il Pentagono cambiò il certificato e classificò la morte come omicidio. Nessuno è stato punito. l'Unità, 20 Agosto 2004 riportato da un anonimo in Blog Trotter, Commenti (anche in Blog Trotter Monitor) Army Doctors Involved in Abu Ghraib Abuse Fri Aug 20, 2004 03:04 PM ET By Deborah Zabarenko WASHINGTON (Reuters) - U.S. military doctors working in Iraq collaborated with interrogators in the abuse of prisoners at Abu Ghraib prison outside Baghdad, an article in the British medical journal The Lancet said on Friday. A U.S. military spokesman said the article was inaccurate, and a spokesman for an American physicians group said that if the accusations are true, the doctors and other medical personnel should stand trial. The Lancet report by University of Minnesota professor Steven Miles suggested that some doctors falsified death certificates to cover up killings and hid evidence of beatings, and one detainee who collapsed after a beating was revived by medics so that the abuse could continue. "Army officials stated that a physician and a psychiatrist helped design, approve and monitor interrogations at Abu Ghraib," Miles wrote, citing U.S. congressional hearings, sworn statements of detainees and soldiers, medical journal accounts and aid agency information. The Pentagon denied Miles' report. "The Department of Defense takes strong exception to these allegations and (Miles') wholesale indictment of the medical care rendered by U.S. personnel to prisoners and detainees," Army Lt. Col. Joe Richard said in response to questions. Richard said the Lancet article was inaccurate and based on "carefully selected media reports and excerpted (Capitol) Hill testimony and not first-hand investigative work or accounts." He added that investigations were under way into prison operations in Iraq and Afghanistan and if any transgressions of the Geneva Conventions or U.S. military regulations occurred, those responsible would be held accountable. 'THEY SHOULD BE SUBJECT TO TRIAL' "If the facts are as they have been reported, with physicians and medics participating essentially in torture of prisoners ... these are the kinds of abuses that we properly prosecuted and associate, I'm sorry to say, with the actions of medical personnel during the Third Reich," said Robert Musil of the group Physicians for Social Responsibility. "If there are physicians, medics who are engaged in this sort of thing, then they should be subject to trial and court martial," Musil said by telephone. "Then the facts would be brought out in a military court." Reuters, Continued ... Physicians for Social Responsibility (PSR) is a leading public policy organization with 24,000 members representing the medical and public health professions and concerned citizens, working together for nuclear disarmament, a healthful environment, and an end to the epidemic of gun violence. Founded in 1961, PSR led the campaign to end atmospheric nuclear testing by documenting the presence of Strontium 90, a byproduct of atomic test, in children's teeth. During the following two decades, PSR's efforts to educate the public about the dangers of nuclear war grew into an international movement with the founding of International Physicians for the Prevention of Nuclear War, with whom PSR shared the Nobel Peace Price awarded to IPPNW in 1985. During the 1990s, PSR built on this record of achievement by ending nuclear warhead production and winning a comprehensive ban on all nuclear tests. Understanding that nuclear war continues to be the most acute threat to human life and the global biosphere, PSR reaffirms its commitment of nearly forty years to the elimination of nuclear weapons and the reversal of the arms race and the national budgetary priorities which fuel that race, sacrificing our nation's health, social and economic needs. Recognizing that new dangers now threaten us, PSR has expanded its mission to include environmental health, addressing issues such as global climate change, proliferation of toxics, and pollution. Facing an epidemic of gun violence that kills 28,000 Americans a year, PSR also works to address firearms as a major public health menace.




permalink | inviato da il 21/8/2004 alle 12:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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