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10 giugno 2004

Giacomo Matteotti, 10 Giugno 1924 - 10 Giugno 2004

Giacomo Matteotti, 10 Giugno 1924 Il socialista Matteotti Giacomo Matteotti, leader socialista, segretario del Partito socialista, eroe socialista, martire socialista, nell'ottantesimo anniversario dalla morte viene oggi ricordato, commemorato e celebrato da altri. Da quegli altri che, negli ultimi anni, sono stati di tutto; e che, attraverso un auto-processo di revisione storica, tra l'altro incompiuto, a parole si sono detti socialisti, nei fatti si sono chiamati ex comunisti, post comunisti, Pds, Ds, Cosa 1, Cosa 2, Quercia, Ulivo e infine Triciclo, ma mai hanno trovato il coraggio di farsi chiamare socialisti. E questo, se da un lato testimonia tutte le contraddizioni e le paure di chi, dalla Bolognina ad oggi ha sostanzialmente fallito nei suoi propositi e nei suoi obiettivi di sostituirsi ai socialisti in Italia, dall'altro mette in evidenza come il perseverare nel tentativo, attraverso l'accaparramento di uomini, cultura e tradizioni, è destinato anch'esso a risultare sterile ed inutile. Perché il socialismo non è un partito o una collocazione politica: è una civiltà. E gli uomini e le donne che se ne sono resi protagonisti, in Italia e nel mondo, appartengono a questa civiltà. La sinistra, così come la conosciamo noi oggi in Italia, è un luogo che trova una sua identità solo perché è opposto alla destra. A questa sinistra sarebbe bene ricordare che Giacomo Matteotti è stato oggetto di una polemica dura, eccessiva e rancorosa da parte della cultura comunista nell'immediato dopoguerra.È forse arrivato il momento di porre un freno al tentativo di omologazione di Matteotti ad una realtà che non era la sua. E in questo i Socialisti Uniti per l'Europa possono rappresentare una voce autorevole. Perché Giacomo Matteotti era il Segretario di quel partito unitario i cui programmi sono molto simili, nei metodi e nella filosofia di fondo, a quelli della nostra Lista. (Nuovo Caffè Letterario) Mi sembra tutto sensato, tranne le ultime tre righe, che palesemente contraddicono le premesse dell'articolo riportato sopra...


Un testo inedito svela i retroscena della prima commemorazione del leader socialista a Savona Pertini: la mia beffa ai fascisti in onore di Matteotti di SANDRO PERTINI Dopo il processo a mio carico del 2 giugno 1925, ripresi la mia attività antifascista. Così pensai di onorare pubblicamente la memoria di Giacomo Matteotti. Presi accordi con giovani comunisti. Allora in Savona, per mia iniziativa, si era costituito un fronte politico che andava da noi socialisti unitari ai comunisti, in difesa di Sacco e Vanzetti. Questo fronte naturalmente svolgeva anche attività antifascista. Avevo in quell’epoca costanti contatti con esponenti comunisti, tutti in gambissima: Pippo Rebagliati, Alietto, poi sindaco di Savona, Crotta... Li misi al corrente del mio piano per Matteotti. Essi l’approvarono e mi assicurarono la collaborazione di giovani comunisti molto coraggiosi e intelligenti. Ed ecco la diavoleria che combinai. Il 9 giugno 1925 mi recai da un fioraio e ordinai una corona di alloro piccola di diametro, poi acquistai un nastro rosso e grandi lettere dell’alfabeto in cartone dorato. Andai nel mio studio e attaccai sul nastro le lettere dell’alfabeto in maniera da comporre questa frase: «Onore a Giacomo Matteotti». Confezionai quindi un pacco che potesse apparire come un grosso panettone. Verso la mezzanotte mi recai alla stazione in modo da non essere visto e ne uscii confuso con i passeggeri dell’ultimo treno che arrivava da Genova. La notte tra il 9 e il 10 Savona era pattugliata in lungo e in largo da squadristi e da militi fascisti armati di manganello, perché le autorità temevano che si preparasse qualche cosa per ricordare l’anniversario dell’assassinio di Matteotti. Io, col mio pacco, me ne vado dalla stazione al Prolungamento, verso la località ove un tempo vi era la fortezza in cui fu prigioniero Giuseppe Mazzini. Sul muro della fortezza, che dava su una piazza, c’era un gancio proprio sotto la lapide, che ricordava la prigionia di Mazzini. A quel gancio era usanza appendere corone per ricordare anniversari patriottici. Lungo il muro si alzava una siepe. Ricordo che l’appuntamento con i comunisti l’avevo in un posto non molto poetico, cioè un vespasiano che era sulla destra andando verso il mare. Vado nel vespasiano e vi trovo un giovane comunista che mi dice che dietro la siepe mi attendono due suoi compagni. Entro nella siepe e li trovo. E’ trascorsa mezzanotte. Sentiamo passare le pattuglie dei fascisti. Rimaniamo in silenzio, quasi a trattenere il fiato. Passate le pattuglie i due giovani mi alzano ed io appendo la corona al chiodo. Aggiusto bene il nastro perché la scritta appaia chiaramente. Ci abbracciamo e, felici del colpo riuscito, ognuno se ne va per la sua strada. Gli operai dell’Ilva, fabbrica allora vicina alla fortezza, avvertiti la sera prima, mentre vanno il mattino del 10 al lavoro sfilano in silenzio sotto la corona, si tolgono il cappello e la guardano... e qualcuno aveva le lacrime agli occhi. La corona, caso strano, nonostante la rigorosa sorveglianza, venne scoperta solo verso le 11 del giorno 10. Le autorità immediatamente pensano a me quale autore del... misfatto. Si riuniscono gli esponenti fascisti presso il procuratore del re; viene esaminata l’azione e studiati i provvedimenti da prendersi. Il procuratore conclude che, non essendovi gli estremi di alcun reato, non può spiccare mandato di arresto nei miei confronti. «Ci penseremo noi!», dicono i fascisti. E ci pensarono: il 12 giugno fui manganellato a sangue. Questo testo inedito di Sandro Pertini ( nella foto ) rievoca il clima in cui si svolsero le prime commemorazioni di Giacomo Matteotti. Ed è rivelatore di quanto le scelte del futuro presidente della Repubblica si siano ispirate al martire socialista. Pertini si iscrisse al Psu proprio sull’onda emotiva di quel martirio, chiedendo che sulla sua tessera fosse riportata la «sacra data» del 10 giugno 1924. Il suo ultimo atto da capo dello Stato, fu una celebrazione matteottiana. Stamane, a 80 anni dall’assassinio, Matteotti sarà ricordato a Montecitorio dal presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, e dal presidente emerito della Corte Costituzionale, Giuliano Vassalli. Nel pomeriggio una delegazione di socialdemocratici deporrà una targa commemorativa sul luogo del Lungotevere Arnaldo da Brescia dove il martire del fascismo fu rapito. Corriere della Sera, 10 Giugno 2004




permalink | inviato da il 10/6/2004 alle 14:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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