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19 maggio 2004

Donne e Potere: Sonia Gandhi, nata in Italia, alla guida dell'India? Storia dell'India

L'India dell'animaLa prima civiltà importante dell'India prosperò per mille anni, dal 2500 a.C. circa, sulle rive del Fiume Indo. Le città più importanti erano Mohenjodaro e Harappa (che attualmente si trova in Pakistan), dove fiorì una complessa civiltà governata da una classe di sacerdoti, nella quale si possono rintracciare le origini dell'induismo. Gli invasori ariani razziarono il sud partendo dall'Asia centrale tra il 1500 e il 200 a.C., assicurandosi il controllo dell'India settentrionale fino alle colline di Vindhya nell'attuale Madhya Pradesh e spingendo a sud gli abitanti originari della zona, i Dravida. Gli invasori portarono con sé le proprie divinità e tradizioni (allevamento del bestiame e abitudine di mangiare carne). Durante questo periodo si formalizzò il sistema delle caste che separava gli ariani dagli indiani loro sottomessi e garantiva la posizione di prestigio dei brahmani (sacerdoti). Il buddhismo sorse intorno al 500 a.C. e la sua condanna delle caste costituì la più grande sfida all'induismo brahmanico. Il buddhismo cominciò a sovrapporsi radicalmente all'induismo nel III secolo a.C., quando fu abbracciato dall'imperatore dei Maurya, Ashoka, che regnò su una parte di India maggiore rispetto a qualunque sovrano successivo fino alla dinastia dei Moghul. Dopo il crollo dei Maurya diversi imperi sorsero e crollarono, ma il più straordinario fu quello dei Gupta, che durò dal IV secolo d.C. fino al 606. Fu un'età dell'oro per la poesia, la letteratura e l'arte e alcune delle opere più preziose furono eseguite ad Ajanta, Ellora, Sanchi e Sarnath. In questo periodo vi fu un ritorno all'induismo ed ebbe inizio il declino del buddhismo. L'invasione degli Unni segnò la fine dei Gupta e il nord dell'India si divise in vari regni hindu autonomi; per una vera riunificazione occorrerà aspettare l'arrivo dei musulmani. L'estremo sud dell'India non fu interessato dall'ascesa e dalla caduta dei regni del nord e l'induismo, in questa regione, non è mai stato minacciato dal buddhismo o dal giainismo. La prosperità del sud si basava sui consolidati rapporti commerciali con Egizi, Romani e Asia sudorientale. Tra i grandi imperi sorti nel sud vi furono i Pandya, i Chera, i Chalukya, i Pallava e i Chola. Mentre i regni hindu dominavano il sud e il buddhismo andava estinguendosi al nord, dal Medio Oriente i musulmani iniziarono a penetrare nell'India. Nel 1192 il potere musulmano si insediò definitivamente e nel volgere di 20 anni l'intero Bacino del Gange fu sotto il suo controllo. I sultani di Dehli, però, erano un gruppo inconsistente e l'islam non riuscì a penetrare al sud, che restò sotto l'impero Hoysala dal 1000 al 1300 d.C. Due grandi regni sorsero poi nell'attuale Karnataka: il potente regno hindu di Vijayanagar, la cui capitale aveva sede nella bella Hampi, e il regno musulmano Bahmani che si frammentò in cinque domini, quelli di Berar, Ahmednagar, Bijapur, Golconda e Ahmedabad. Gli imperatori moghul spiccano nella storia indiana. Marciarono nel Punjab dall'Afghanistan, sconfissero il Sultano di Delhi a Panipat nel 1525 e aprirono le porte a una nuova età dell'oro per l'architettura, l'arte e la letteratura. La loro ascesa al potere fu rapida, ma ugualmente veloce fu il loro declino e tra gli imperatori Moghul soltanto sei furono davvero grandi. L'impero Maratha crebbe durante il XVII secolo grazie alle grandiose imprese della casta inferiore degli Shivaji, e gradualmente si impossessò di parti sempre più grandi del regno dei Moghul. I Maratha consolidarono il loro controllo sull'India centrale, finché non caddero sotto l'ultima grande potenza imperiale, quella britannica. Il potere britannico in India fu inizialmente esercitato dalla Compagnia della Indie Orientali, che creò una stazione commerciale a Surat, nel Gujarat, nel 1612. Gli inglesi non furono i primi né gli unici Europei presenti in India nel XVII secolo: i portoghesi avevano il controllo di Goa dal 1510 (ancor prima che i moghul arrivassero in India) e anche francesi, danesi e olandesi avevano stazioni commerciali. Il potere della Gran Bretagna andò aumentando da quando Clive riprese Calcutta nel 1757 fino alla vittoria britannica nella quarta guerra di Mysore nel 1799. Il lungo conflitto britannico con i Maratha si concluse infine nel 1803 e quasi tutto il paese finì sotto il controllo della Compagnia della Indie Orientali. Gli inglesi consideravano l'India essenzialmente come una risorsa economica e non si occupavano minimamente della cultura, delle credenze e delle religioni del suo popolo. Incrementarono l'estrazione di ferro e carbone, la coltivazione del tè, del caffè e del cotone e diedero inizio alla costruzione della vasta rete ferroviaria indiana. Incoraggiarono i proprietari assenteisti perché alleviavano il peso dell'amministrazione e della riscossione delle tasse, creando così una classe di contadini impoveriti e senza terre, problema che è tuttora cronico nel Bihar e nel Bengala occidentale. L'Ammutinamento Indiano in India settentrionale nel 1857 portò alla fine della Compagnia delle Indie Orientali e l'amministrazione del paese fu tardivamente affidata al governo britannico. I 50 anni successivi furono gli anni d'oro dell'impero sul quale 'il sole non tramonta mai'. La vera opposizione al governo britannico cominciò all'inizio del XX secolo. Il 'Congresso', che era stato fondato per dare all'India un certo grado di autonomia governativa, cominciò a spingere per ottenere un potere reale. Al di fuori del Congresso, alcuni individui dal sangue caldo affermavano i loro propositi indipendentisti con mezzi più violenti. Alla fine gli inglesi tracciarono una via verso l'indipendenza simile a quelle realizzate in Canada e in Australia. Nel 1915 Gandhi fece ritorno dal Sud Africa, dove aveva esercitato la professione di avvocato, e mise le sue capacità professionali al servizio della causa indipendentista, adottando una politica di resistenza passiva al governo britannico, la 'satyagraha'. La seconda guerra mondiale inferse un colpo mortale al colonialismo e al mito della superiorità europea, e l'indipendenza indiana divenne inevitabile. All'interno dell'India, tuttavia, la consistente minoranza musulmana cominciò a rendersi conto che un'India indipendente sarebbe stata anche induista. Nelle elezioni locali si cominciò a registrare un'allarmante crescita dell'autonomismo, con la Lega musulmana, guidata da Muhammad Ali Jinnah, in rappresentanza della stragrande maggioranza dei musulmani, e il Partito del Congresso, guidato da Jawaharlal Nehru, in rappresentanza della popolazione hindu. L'egocentrico desiderio di potere di Jinnah su una nazione musulmana separata risultò essere l'ostacolo maggiore sulla strada della concessione dell'indipendenza da parte britannica. Trovandosi di fronte a una situazione di stallo politico e a una crescente tensione, il vicerè, Lord Louis Mountbatten, decise con riluttanza di dividere il paese e velocizzare il processo d'indipendenza. Sfortunatamente, le due regioni a maggioranza musulmana si trovavano alle estremità opposte del paese e questo significava che la nuova nazione musulmana del Pakistan avrebbe avuto una metà orientale e occidentale divisa da un'India ostile. Quando fu stabilito il nuovo confine si verificò il più massiccio esodo della storia dell'umanità: i musulmani si trasferirono in Pakistan e gli hindu e i sikh si stabilirono in India. Buona parte della migrazione fu accompagnata da atti di barbarica violenza. Una volta che il caos ebbe fatto il suo corso, oltre 10 milioni di persone avevano cambiato lato e anche secondo le stime più prudenti almeno 250.000 persone erano state massacrate. Gli eventi finali per giungere all'indipendenza riservavano un'ultima tragedia. Il 30 gennaio 1948, Gandhi, profondamente scoraggiato dalla divisione e dallo spargimento di sangue che l'aveva accompagnata, fu assassinato da un fanatico hindu. In seguito al trauma della divisione il primo primo ministro indiano Jawaharlal Nehru si fece sostenitore di una costituzione di tipo secolare, di una struttura socialista centralizzata e di una rigida politica di non allineamento. Anche se l'India mantenne in genere relazioni cordiali con gli ex colonizzatori, in realtà si andava avvicinando all'Unione Sovietica, in parte a causa dei conflitti con la Cina e in parte a causa del sostegno statunitense all'acerrimo nemico, il Pakistan, il quale era particolarmente ostile all'India a causa delle pretese che questa avanzava sul Kashmir, dominato dai musulmani. Scontri con il Pakistan ebbero luogo nel 1965 e nel 1971, uno per la questione del Kashmir e l'altro per il Pakistan orientale/Bangladesh. Il successivo primo ministro indiano di grande statura fu Indira Gandhi, figlia di Nehru, eletta nel 1966. È tuttora assai apprezzata, ma alcuni ricordano anche che mise in pericolo le fondamenta democratiche dell'India dichiarando lo stato d'emergenza nel 1975. La signora Gandhi fu assassinata dalle sue guardie del corpo sikh nel 1984 per rappresaglia, a causa della sua sconsiderata decisione di profanare il tempio sikh più sacro, provocando sanguinosi tumulti fra hindu e sikh. La dinastia politica dei Gandhi è continuata quando suo figlio Rajiv, pilota delle linee aeree indiane senza interesse per la politica, si è ritrovato al potere. Rajiv ha portato al paese una politica nuova e pragmatica. Ha incoraggiato gli investimenti all'estero e l'uso delle moderne tecnologie, ha eliminato alcune restrizioni all'importazione e sostenuto lo sviluppo di molte nuove industrie. Queste misure sono certamente servite a proiettare l'India negli anni '90 e a risvegliare il paese dal proprio isolazionismo, in parte auto-indotto, ma non hanno dato nessuno stimolo al settore agricolo. Rajiv ha subito un destino simile a quello di sua madre quando è stato assassinato durante una campagna elettorale nel Tamil Nadu da un sostenitore delle Tamil Tigers dello Sri Lanka. Dopo Rajiv Gandhi l'India ha avuto tre leader, ciascuno dei quali ha dimostrato di voler continuare a cercare di trascinare un'India recalcitrante nell'economia globale. I pericoli del separatismo in India sono stati evidenti durante la disputa di Ayodhya nel 1992, quando un gruppo di facinorosi hindu assaltarono e distrussero una moschea che credevano fosse stata costruita sul luogo di nascita di Rama. Il partito nazionalista hindu Bharatiya Janata Party (BJP) si è affrettato a sfruttare una simile opportunità. La corruzione nel Partito del Congresso ha impedito ai sostenitori di un'India laica e tollerante di offrire un'alternativa politica credibile. Il BJP è stato scalzato da un'improbabile coalizione di piccoli partiti conosciuta come United Front (ma soprannominata 'I 13 perdenti') che aveva il sostegno del Congresso. Nel novembre 1997 però il Congresso ha negato tale sostegno, il Lok Sabha si è sciolto e sono state indette le elezioni per il febbraio 1998. Le elezioni sono state vinte da una coalizione guidata dal BJP e Atal Behari Vajpayee è stato eletto primo ministro per la seconda volta. Malgrado i rischi connessi a una politica separatista, la posizione tradizionalista hindu del BJP ha attratto gli elettori preoccupati di mantenere i valori tradizionali proteggendosi dall'ondata improvvisa delle moderne influenze globali. Se vi capitasse di vedere Baywatch doppiato in hindi e trasmesso via satellite in India, capireste la loro preoccupazione. Si credeva che la politica estremista del BJP sarebbe stata addolcita dalla presenza di un'ampia gamma di alleati nella coalizione, ma l'ipotesi si è dimostrata errata: poche settimane dopo le elezioni c'è stata la promessa di fare dell'India una potenza nucleare. Malgrado l'indignazione internazionale, i test nucleari sono stati accolti con ampio entusiasmo in India e hanno causato un'ondata di sostegno per il BJP. Ma a riprova dell'adagio secondo cui in politica una settimana è più lunga di un anno, nell'aprile 1999 Vajpayee ha perso il sostegno della maggioranza in parlamento e si è dovuto ricorrere a un voto di fiducia che lo ha visto sconfitto per un solo voto. C'era la diffusa speranza che Sonia Gandhi, vedova di Rajiv Gandhi, potesse far rivivere la dinastia politica dei Gandhi portando alla vittoria il Partito del Congresso dopo tre anni di disordini. Ma il parlamento indiano fazioso e frazionato non le ha permesso di assicurarsi una coalizione capace di ottenere la maggioranza dei seggi e l'India è stata costretta a tornare alle urne elettorali per la terza volta in tre anni. Il BJP è tornato al potere, ma con una diminuzione significativa dei consensi. Il 26 maggio 1999 l'aviazione indiana ha attaccato i guerriglieri islamici del Kashmir per preparare un attacco da terra. L'India accusava il Pakistan di infiltrare soldati e mercenari d'appoggio ai guerriglieri secessionisti nella cosiddetta linea di controllo che divide il Kashmir tra i due stati. Nonostante l'interessamento della diplomazia internazionale per scongiurare il conflitto, per tutto il 2000 vi sono stati scontri sporadici tra la fazione islamica e le truppe indiane. Nell'ottobre 2001 sono iniziati gli attacchi suicidi mediante uomini bomba, culminati il 13 dicembre 2001 con l'attentato al parlamento indiano. Dopo essere stati più volte sul punto di dichiararsi guerra, nell'estate 2002 India e Pakistan hanno siglato un modesto "atto di amicizia", schierando nel contempo più di un milione di soldati che stazionano sulla linea di confine. A.P.J. Abdul Kalam, un fisico nucleare da anni a capo del progetto Agni, il missile a lunga gittata capace di trasportare a 1.600 chilometri di distanza testate nucleari multiple, dal luglio 2002 è il nuovo presidente. Kalam è membro dell'Accademia delle scienze indiana e per anni ha diretto il Laboratorio per lo sviluppo e la ricerca sulla difesa. La sua elezione non rappresenta tuttavia un avanzamento verso l'opzione nucleare per risolvere i conflitti in corso nella regione. Egli ha infatti dichiarato che «senza decisioni politiche, nessun satellite potrà essere messo in orbita e nessun missile raggiungerà mai il bersaglio». La tensione tra India e Pakistan resta alta e nel marzo 2003 vi sono stati scontri a fuoco nella regione del Jammu-Kashmir, amministrata dall'India. Le due potenze nucleari hanno proseguito i test "di routine" lanciando i rispettivi missili a corta gittata. Questa disputa senza fine si è intensificata a maggio in seguito al bombardamento di una base militare indiana in Kashmir in cui sono morte 30 persone. Da allora, al confine, si susseguono bombardamenti e sparatorie. Il 25 agosto 2003 cinquanta persone sono morte a Bombay nelle terribili esplosioni di due autobombe in pieno centro, nei pressi dello Zhaveri e della Porta dell'India. La responsabilità della strage è stata attribuita a fondamentalisti islamici e all'organizzazione Lashkar-e-Taiyba, originaria del Pakistan. Ma Islamabad ha respinto ogni collegamento con l'azione terroristica. Sul piano diplomatico e militare si sta profilando un'alleanza sempre più stretta con l'Iran. Quest'ultimo asse comporta che, in caso di guerra contro il Pakistan l'India potrà usare basi in Iran e, parallelamente, l'Iran potrà avvantaggiarsi della tecnologia indiana. Inoltre entrambi i governi si stanno adoperando nel sostenere il nuovo corso dell'Afghanistan del presidente Karzai. La sorprendente politica estera indiana include eccellenti rapporti, anche militari, con Israele. Entro la fine del 2003 Delhi ultimerà i test del missile nucleare Agni III dalla portata superiore ai 3.000 chilometri. Microguide EDT




permalink | inviato da il 19/5/2004 alle 9:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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