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16 maggio 2004

Perchè gli Americani sono in Iraq ? Affari di famiglia

Dopo l'11 settembre 2001 ... o c'è dell'altro? Senza Frontiere di Tahar Ben Jelloun, L'espresso, 16-05-2004 Arabia Saudita regno dell'ambiguità Il terrorismo che colpisce il paese è un regolamento di conti fra membri di una stessa famiglia Custode dei luoghi santi dell'Islam, produttrice di petrolio, l'Arabia Saudita deve lottare oggi contro il terrorismo che l'ha duramente colpita più volte. Impreparata ad affrontare un giorno questa forma di guerra cieca, pensava di essere definitivamente e incontestabilmente al riparo da tale flagello, in quanto Dar-al-Islâm (la terra dell'Islam) in contrapposto a Dâr al-Harb (il paese della guerra). Viveva ripiegata su se stessa, chiusa nelle sue tradizioni e nelle sue usanze, senza aprire il cuore né le porte a quella modernità che assicura la democrazia, il riconoscimento dell'individuo e dello Stato di diritto. Ciò non le impediva, tuttavia, di dotarsi delle tecnologie più avanzate, specialmente quelle utili a garantire la propria sicurezza. Ma la sua ricchezza, il suo ruolo di protettrice dell'Islam e i suoi buoni rapporti con gli Stati Uniti non l'hanno salvata dal terrorismo. Al contrario, ne è divenuta il bersaglio simbolico, poiché i gruppi che lo praticano contestano la sua egemonia sui luoghi santi. Ma la cosa peggiore è che essa non è né sarà capace di scongiurare questa minaccia che grava su una parte del mondo, a causa dell'inadeguatezza delle sue strutture politiche e della sua forma di governo. Ma anche perché, sul piano psicologico, chi la governa non è in grado di contrastare questi tentativi di destabilizzazione, per molteplici ragioni. Il paese appartiene a una famiglia: i Saoud, da cui prende il nome. E non è retto da uno Stato moderno. I suoi governanti hanno un loro modo particolare di agire e di far politica che non ha nulla a che vedere con il sistema conosciuto nelle nazioni occidentali e neppure con quello vigente nella maggior parte dei paesi arabi. Al posto dello Stato, vi è un consiglio di famiglia. Il potere viene trasmesso di padre in figlio o da un fratello all'altro qualora manchi una discendenza. Va inoltre rilevato che i primi responsabili dei loro guai sono i sauditi stessi, i quali hanno sostenuto e diffuso una concezione pura e dura dell'Islam eretta a modello da seguire in tutto il mondo musulmano da un teologo del XVIII secolo, Abdel Wahab. È questi il padre di quella dottrina fondamentalista che predica l'applicazione della 'shari'a' (la legge islamica) per regolare i problemi giudiziari e indica le regole cui attenersi nella vita morale e religiosa (come il taglio della mano ai ladri, la lapidazione delle donne adultere, la pratica legale della poligamia e del ripudio). Col risultato, fra l'altro, che la condizione femminile in Arabia Saudita, dove la donna non può neppure guidare l'automobile, è la più arretrata rispetto a tutti gli altri paesi musulmani. Nel corso del tempo, alcuni sauditi estranei al Palazzo hanno finanziato associazioni wahabite il cui scopo era quello di propagare l'ideologia integralista in nazioni quali l'Egitto, il Sudan, lo Yemen, l'Algeria, ecc. I primi incidenti dovuti alla diffusione del fondamentalismo islamico si sono verificati proprio in quest'ultimo paese negli anni Ottanta, quando vennero distrutte delle tombe di santi ('marabou'): il wahabismo è infatti contrario alla celebrazione di questi ultimi poiché ritiene che la santità sia simbolizzata esclusivamente dal profeta Maometto. In quello stesso periodo, il governo saudita ha finanziato università wahabite a Gedda e a Nouakchott in Mauritania, dalle quali sono usciti i teologi incaricati in seguito di predicare le idee fondamentaliste nel Maghreb e in Medio Oriente. Pur dando vita a questi movimenti un po' ovunque nel mondo arabo, la famiglia regnante a Riyadh intrattiene buoni rapporti con l'Occidente e in particolare con gli Usa dove deposita il suo denaro e acquista il suo arsenale militare. E la famiglia stessa di Bin Laden, grande costruttore di infrastrutture, ha fatto affari molto lucrosi con Bush padre e figlio. Il terrorismo che prende oggi di mira l'Arabia Saudita assomiglia a un regolamento di conti fra membri di una stessa grande famiglia. Osama, ex collaboratore della famiglia Bush, se l'è presa con l'America perché alcuni 'contratti' (tenuti segreti) non sono stati rispettati. E non è un caso se più della metà dei terroristi che hanno preso parte agli attentati dell'11 settembre erano sauditi. Come osserva la scrittrice indiana Arundhati Roy: "Che cosa rappresenta Osama Bin Laden? Il segreto di famiglia dell'America. Il doppio mistero del suo presidente. Il gemello selvaggio di colui che si gloria di essere un campione di onestà e di civiltà. Bush e Bin Laden hanno usato la stessa terminologia. Ciascuno rappresenta la testa del serpente agli occhi dell'altro. Ed entrambi non cessano di invocare Dio...". Il terrorismo è soltanto un sintomo, non la malattia. Quest'ultima infatti è costituita dal fondamentalismo religioso così come è stato propagato dai sauditi e strumentalizzato dalla cerchia di fanatici che circonda l'attuale presidente degli Stati Uniti. L'Arabia Saudita sta solo raccogliendo quel che ha seminato. traduzione di Mario Baccianini Sempre su L'espresso scrive Giorgio Bocca: Gli americani, Bush o non Bush, Onu o non Onu, sembrano fermamente intenzionati a mantenere nei prossimi anni un controllo militare dell'Iraq. Esso fa parte della decisione strategica già in atto di spostare lo schieramento militare, le basi, verso Oriente, smobilitando progressivamente quelle del centro Europa e della penisola araba per trasferirle a est. La partita strategica decisiva sarebbe il controllo delle fonti di energia, gas e petrolio in particolare, mantenendo una posizione di forza rispetto alle grandi potenze emergenti della Cina e dell'India. e fin qui... seguo... ma poi: Siamo nel campo dei Dottor Stranamore, degli esperti di elucubrazioni apocalittiche che a puro lume di logica conducono all'apocalisse e all'autodistruzione del genere umano... e avanti apocalitticando... ma pare dimenticare che qui non è in gioco solo lo 'spazio vitale' della Germania hitleriana o il 'posto al sole' dell'Italietta mussoliniana bensì l'economia globale: hic sunt leones, e di qui o si passa, o si soccombe tutti... o si indicano le vie (ma quali, in concreto?) per un'economia globale alternativa sembra che Bocca ondeggi o ondivaghi (come pure Eugenio Scalfari oggi, in La partita doppia dell'orrore iracheno) tra un 'armiamoci-armateli almeno a sufficienza' e un desolato e desolante 'così non vuolsi là dove si puote'...




permalink | inviato da il 16/5/2004 alle 21:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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