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10 maggio 2004

Viviamo giorni di orgia mediatica sulle torture (3), alla CICR dissero: è secondo regolamento

Torture e maltrattamenti? Un normale metodo per ottenere la «collaborazione» dei detenuti. La sconvolgente ammissione fu raccolta dagli ispettori della Croce rossa internazionale (Cicr) nei colloqui avuti con alcuni ufficiali dell’intelligence militare americana nell’ormai famigerato carcere di Abu Ghraib, presso Baghdad. Lo si apprende leggendo il testo integrale del rapporto redatto dalla Cicr dopo le ispezioni nei campi di prigionia gestiti da americani e inglesi in Iraq. L’orrore delle sevizie inflitte ai detenuti emerge in tutti i dettagli più disgustosi dai 63 paragrafi del documento, di cui il Wall Street Journal aveva già pubblicato alcuni stralci la settimana scorsa, riportati anche da l’Unità. Il quotidiano statunitense l’ha diffuso lunedì nella sua completezza. Al paragrafo 24, si afferma testualmente: «In alcuni casi, come nella sezione dell’intelligence militare di Abu Ghraib, i metodi di coercizione fisica e psicologica usati dagli interroganti apparvero essere parte delle procedure operative standard del personale dell’intelligence militare allo scopo di ottenere confessioni ed estorcere informazioni». «Diversi ufficiali dell’intelligence militare -continua il rapporto- confermarono alla Croce rossa internazionale che apparteneva al modo di operare dell’intelligence militare stessa tenere un recluso nudo in una cella completamente scura e vuota per un periodo prolungato, e usare un trattamento disumano e degradante per assicurarsene la collaborazione». Grazie alle anticipazioni dei giorni scorsi, le sevizie perpetrate dagli aguzzini sono ormai tristemente note. Si incappucciano i prigionieri per impedire loro di vedere, disorientarli, ostacolarne la respirazione. Si immobilizzano i prigionieri con manette tanto strette da provocare lesioni alla pelle. Si colpiscono i reclusi con il calcio della pistola o del fucile, li si picchia sulle gambe, le costole, le reni, i genitali. Li si minaccia di rappresaglie sui familiari, di esecuzione immediata, di trasferimento nel campo di detenzione Usa a Guantanamo. Li si costringe a mostrarsi nudi davanti agli altri prigionieri ed alle guardie, a volte con un indumento intimo femminile sulla testa. Li si espone al supplizio di rumori assordanti o ai raggi del sole cocente. Terribile. Forse ancora più terribile è scoprire che a questi orrendi abusi l’intelligence militare è ricorsa «in modo sistematico» nei confronti di persone arrestate per presunte violazioni della sicurezza o di persone che si riteneva fossero di qualche «interesse per l'intelligence». Il rapporto è frutto di 29 visite in 14 diverse strutture di internamento, effettuate dal marzo al novembre dell’anno scorso, durante le quali «i delegati della Cicr furono diretti testimoni e registrarono una varietà di modi utilizzati per assicurarsi la cooperazione degli interrogati». In particolare videro alcuni prigionieri nudi in celle buie e spogolie. Dagli ufficiali dell’intelligence militare appresero che nei loro confronti si esercitava una pressione basata sul «dare e avere». In cambio della loro cooperazione venivano «compensati goccia a goccia», restituendo loro i vestiti, la luce, oggetti per l’igiene personale. Sottoposti a queste e altre sevizie, alcuni detenuti subivano traumi profondi: «difficoltà di concentrazione, problemi di memoria, limiti all’espressione verbale, reazioni ansiose, tendenze suicide». Si apprende anche che dal 70 al 90% dei detenuti «sono stati arrestati per sbaglio». Furono gli stessi ufficiali dell’intelligence militare a fornire la cifra agli ispettori della Cicr. Le stesse fonti attibuirono la brutalità di alcuni comportamenti alla mancanza di un’adeguata sorveglianza esercitata nei confronti delle unità di combattimento, cioè di coloro che nella maggior parte dei casi sono gli esecutori materiali degli arresti. Secondo la Croce rossa la maggior parte delle violenze sui prigionieri avviene infatti prima che siano trasferiti in centri di internamento regolare, «come quelli gestiti dalla polizia militare, dove il comportamento delle guardie è severamente controllato». In un passo il documento cita le truppe italiane, in rapporto ai prigionieri di Camp Bucca, presso Bassora, ma solo per dire che i nostri soldati, così come quelli olandesi e danesi consegnavano ad altri le persone da loro arrestate: inizialmente agli inglesi, poi agli americani, poi di nuovo agli inglesi a partire dal 25 settembre scorso. La portavoce della Cicr, Antonella Notari, ha confermato lunedì sera quanto già detto l’altro giorno all’Unità: «Il rapporto fu consegnato al capo dell'Autorità provvisoria Paul Bremer e al comandante della coalizione, generale Ricardo Sanchez e lo abbiamo discusso con loro». Ed ha aggiunto: «Non lo abbiamo consegnato agli italiani». (Gabriel Bertinetto, l'Unità, 10.05.2004)

  • La Repubblica: RAPPORTO DELLA CROCE ROSSA (Formato Pdf, in inglese)



    permalink | inviato da il 10/5/2004 alle 23:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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