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10 maggio 2004

Italia in Iraq, regole d'ingaggio: aiutare il popolo iracheno, garantendo la sua sicurezza

Ecco perché l'Italia oggi deve sentire il dovere di non restare in Iraq. Deve andarsene, e per l'opposto di una fuga, di un ripiegamento, di una rottura di solidarietà occidentale. Anzi. Si impone un'assunzione di responsabilità, che separi la politica proprio in nome di una comunanza di valori e di cultura, che noi chiamiamo Occidente. Solo così si può far capire all'amministrazione americana, e anche a quell'opinione pubblica, che c'è un modo diverso di dirsi occidentali, che certe pratiche segnano una rottura, che l'Occidente non è mai stato un sistema di deleghe, e che certo non può esserlo per l'ordine di scatenare l'inferno ad Abu Ghraib. La guerra era sbagliata, perché mancavano sia le armi di distruzione di massa, sia i legami operativi tra Saddam e Bin Laden, cioè le due pseudoragioni del conflitto. Era illegittima perché fuori dalla legalità internazionale, atto fondativo dell'unilateralismo libero e autonomo della superpotenza egemone. Era un errore anche politico perché spaccava l'Europa tra vecchia e nuova e rompeva la lunga alleanza novecentesca tra i due continenti. L'invio italiano di truppe a guerra che si pensava finita era un piccolo, grave gesto che mescolava titanismo e dilettantismo, velleitarismo e ideologismo, nella speranza ridicola di accreditare Berlusconi come miglior amico di Bush e la sua Italia come piccola potenza solitaria e gregaria in Europa. Tutto questo è andato in frantumi, nella guerra che oggi si è riaccesa a Bassora e Nassiriya, ma prima e soprattutto nel buio del carcere delle torture. Sono saltate, dopo quel che si è conosciuto, le regole d'ingaggio di una missione che ha promesso al Parlamento di voler "aiutare il popolo iracheno, garantendo la sua sicurezza". Oggi l'Italia deve sentire la responsabilità di rientrare: in Europa innanzitutto, per testimoniare nell'amicizia con gli Usa gli errori di Bush e la nostra concezione del diritto e della legalità internazionale. Solo da qui, da un rinnovato patto occidentale di regole e valori condivisi, può nascere una strategia utile per il dopoguerra iracheno e per la pace in Medio Oriente. Ma soprattutto questo è l'unico modo per salvare l'anima dell'Occidente, perduta nell'orrore di Abu Ghraib. (Ezio Mauro, La Repubblica, 10 Maggio 2004) Senato della Repubblica Costituzione italiana Articolo 11 L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. Senato della Repubblica La costituzione italiana URL: http://www.senato.it/funz/cost/art11.htm Ultimo aggiornamento: Tuesday November 11 1997




permalink | inviato da il 10/5/2004 alle 13:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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