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5 aprile 2004

La forza della ragione o la negazione dei diritti agli immigrati ?

Se di quel che leggo e sento del nuovo libro di Oriana Fallaci prendo l'aspetto emozionale, passionale, ritrovo molte emozioni e pensieri che hanno spesso attraversato la mia mente in questi ultimi anni e mesi. Chiedo scusa se riporto tutto l'articolo letto su RomaOne, che riassume il Prologo sul Corriere della Sera, ma pur avendo visto l'argomento già affrontato in numerosi blog (controcorrente, marioadinolfi, maquiavel, arsenico - che se la cava con il tormentone Oriana Fallaci attraversa la blogosfera !), mi mancava il testo di riferimento Roma, 3 aprile 2004 - L'Europa diventa sempre più una provincia dell'Islam, una colonia. E l'Italia un avamposto di quella provincia, un caposaldo di quella colonia, scrive Oriana Fallaci nel prologo del nuovo libro 'La forza della ragione', pubblicato in parte oggi sul Corriere della Sera. La scrittrice, a due anni dal discusso 'La Rabbia e l'Orgoglio', torna in libreria (da lunedì, edito da Rizzoli International), con un libro che sviluppa e approfondisce quelle riflessioni su l'Italia e la situazione internazionale, alla luce dell'offensiva terrorista dell'11 settembre, che fecero già molta polemica. "La rabbia e l'orgoglio si sono sposati e hanno partorito un figlio robusto: lo sdegno. E lo sdegno ha aumentato la riflessione, ha rinvigorito la Ragione", scrive la Fallaci nel prologo. Poi l'affondo polemico: "Che razza di democrazia è una democrazia che vieta il dissenso, lo punisce, lo trasforma in reato? Che razza di democrazia è una democrazia che favorisce la teocrazia? Che razza di democrazia dove la minoranza conta più della maggioranza e dove, contando più della maggioranza, spadroneggia e ricatta? Una non-democrazia, ti dico. Un imbroglio, una menzogna. E che razza di libertà è una libertà che impedisce di pensare, parlare, andare controcorrente, ribellarsi, opporsi a chi ci invade o imbavaglia? Che razza di libertà è una libertà che i cittadini li fa vivere nel timore di essere trattati anzi processati e condannati come delinquenti. Che razza di libertà è una libertà che oltre ai ragionamenti vuole censurare i sentimenti e quindi stabilire chi devo amare, chi devo odiare, sicché se odio gli americani nonché gli israeliani vado in Paradiso e se non amo i musulmani vado all'Inferno? Una non-libertà, ti dico. Una beffa, una farsa". La scrittrice nel prologo, si identifica con Mastro Cecco, che nella Firenze del 1300 a causa del suo libro 'La sfera Armillare' venne incarcerato e seviziato dall'inquisitore Fra' Accursio, poi bruciato vivo perché eretico, recidivo, irriducibile. "La rabbia che oltre due anni fa mi squassava, non s'è placata. Semmai si è raddoppiata - scrive Oriana Fallaci - L'orgoglio che oltre due anni fa m'irrigidiva non s'è affievolito. Semmai approfondito. E quando un Fra' Accursio mi chiede se in ciò che scrissi allora v'è qualcosa di cui mi pento, rispondo: al contrario. Io mi pento soltanto di aver detto meno di quanto avrei dovuto, e d'aver chiamato semplicemente cicale coloro che oggi chiamo collaborazionisti. Cioé traditori". Il Corriere pubblica cinque brani, tratti dalle pagine sul pacifismo, sul voto allo straniero, su Nassirya, sul Cristianesimo, sull'inizio dell'epilogo dove la Fallaci si diverte a immaginare il prossimo autodafé. E poi, in prima pagina, un estratto del prologo. "Più si cerca di imbavagliarmi, anatemizzarmi, scomunicarmi, più disubbidisco. Più mi irrobustisco", scrive Oriana Fallaci nell'epilogo della 'Forza della ragione'. E conclude: "Mi turba l'invalicabile cerchio che gli italiani hanno tracciato intorno al Pensiero. L'insormontabile barriera all'interno della quale si può solo tacere o unirsi al coro delle condanne e delle menzogne che esprimono ossequio per il nemico e mancanza di rispetto per chi lo combatte". Fin qui... sento l'aspetto passionale, di appassionata analisi e battaglia culturale, come nell'estratto che ne fa controcorrente: Resta qualcosa da fare? Provare a resistere. Toglierci dalla faccia il sorrisino beota. Usare la ragione e la forza, confutare l’Islam e le motivazioni irrazionali e suicide di chi lo ha voluto e lo vuole ospite riverito. Altro che baciare il Corano. Quelli ci sottometteranno, e prima ci intimidiscono con il terrore. Possibile che non abbiamo saputo capire la lezione dell'11 settembre? Ed ora dell'11 marzo? e in quel che scrive marioadinolfi: Condivido l'idea di chi crede che il fondamentalismo islamico sia il nuovo nazismo. Condivido l'idea di chi crede che ci troviamo di fronte all'attacco (provocato da ragioni su cui si può discutere) al concetto stesso di democrazia. Condivido l'idea di chi crede che l'Occidente debba ritrovare la sua unità morale dietro la difesa del valore etico della democrazia, facendone il perno di una testimonianza globale. Infine, sottoscrivo integralmente la frase cardine del libro di Oriana Fallaci: "Se un'ortica mi invade, se un'edera mi soffoca, se un insetto mi avvelena, se un leone mi morde, se un essere umano mi attacca, io combatto". e anche maquiavel: "Chiedi a un tuo amico che ne pensa della cultura patriarcale, retriva e bigotta di tanta provincia italiana, specie del Sud. Ti dirà che è uno schifo inaccettabile, vergognoso. Chiedigli che ne pensa degli omologhi nella cultura islamica. Ti dirà che è “la loro tradizione” o almeno smusserà i toni, si farà pensoso, distinguerà. Il problema è tutto qui. Il senso di colpa, il retropensiero “se loro non ci sono ancora arrivati, e la colpa è nostra, dell’Occidente” soggiace a ogni discorso sulle uguali dignità delle Culture. Perciò il discorso della Fallaci di per sé è antirazzista, cioè opposto al razzismo all’incontrario di chi per dichiarare l’altro Eguale applica due pesi e due misure, una per sé (sottinteso: la Civiltà) l’altro per l’eguale (sottinteso: la Barbarie). Si tratta di un ragionamento in apparenza pluralista e multiculturalista, di fatto eurocentrico quanto e più di quello che vuole confutare. Di fatto, comunque, la questione fondamentale è quella demografica. La Fallaci trova una continuità ideologica fra il Jihad e l’invasione, l’occupazione della terra europea. Non mi interessa se la teoria possa resistere a una critica approfondita: mi basta ipotizzare che, potendo, i musulmani d’Europa imporrebbero la S’aria anche qui. La mia risposta è sì. Lo farebbero perché l’islam non distingue fra legge e dettame coranico, al massimo si sforza di adattare il secondo alle circostanze storiche..." ma poi: Nei brani del libro pubblicati dal quotidiano, la Fallaci ragiona sul voto allo straniero ricordando che l'articolo 48 della Costituzione italiana stabilisce in modo inequivocabile che il diritto di voto spetta ai cittadini e basta. "Io non voto in America. Neanche per eleggere il sindaco di New York, sebbene risieda a New York. E lo ritengo giusto. Perché mai dovrei votare in un paese del quale non sono cittadina?", scrive la Fallaci definendo un mix di demagogia e cinismo quello che ha concesso il presunto diritto degli immigrati a votare in Irlanda, Inghilterra, Olanda, Spagna, Danimarca e Norvegia. Insomma, l'Europa è sempre più, per Oriana Fallaci, Eurabia. E ricorda i 19 italiani uccisi a Nassirya il 12 novembre 2003, ma anche tutti gli altri morti massacrati dall'Islam fondamentalista, 6000 mila in poco più di 20 anni, comprendendo i passeggeri della Pan Am morti sopra Lockerbie nell'88, i militari americani e francesi in missione di pace a Beirut nell'83. Il giorno della strage di Nassiriya, dopo le condanne del Presidente della Repubblica, ci furono i distinguo su cui la Fallaci polemizza. Diliberto, segretario dei Comunisti italiani, "pronunciava la frase 'chi-li-ha-mandati-a-morire' attribuendo al governo la responsabilità di quei morti. Peggio. Lasciando intendere che la caduta di Saddam Hussein era un'altra sciagura per l'umanità e che gli assassini di Nassiriya erano valorosi combattenti della Resistenza". E anche gli esponenti delle comunità islamiche italiane non furono da meno, scrive la Fallaci, ricordando le frasi degli imam secondo cui i kamikaze saltati in aria erano morti per una causa giusta. E anche gli pseudorivoluzionari Padri Comboniani "sentenziarono che impartire la comunione ai militari in Iraq era sbagliato". (RomaOne, 5 Aprile 2004) Insomma, la forza della ragione: OK !!!! La forza della passione e delle emozioni che la sostengono in 'competizione' con la forza appassionata dei fedeli islamici: OK !!! La caccia all'arabo e la negazione agli immigrati di diritti civili (che quella forza della ragione di-mostrano, e senza i quali la ragione non ha forza alcuna) NO GRAZIE ! In the 52nd chapter of his ''Decline and Fall of the Roman Empire,'' Edward Gibbon posed one of the great counterfactual questions of history. If the French had failed to defeat an invading Muslim army at the Battle of Poitiers in A.D. 732, would all of Western Europe have succumbed to Islam? ''Perhaps,'' speculated Gibbon with his inimitable irony, ''the interpretation of the Koran would now be taught in the schools of Oxford, and her pulpits might demonstrate to a circumcised people the sanctity and truth of the revelation of Mahomet.'' When those words were published in 1788, the idea of a Muslim Oxford could scarcely have seemed more fanciful. The last Muslim forces had been driven from Spain in 1492; the Ottoman advance through Eastern Europe had been decisively halted at the gates of Vienna in 1683. Today, however, the idea seems somewhat less risible... (Eurabia?, New York Times, by NIALL FERGUSON)




permalink | inviato da il 5/4/2004 alle 22:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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