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Diario
1visite.

16 febbraio 2003

e se Bush fosse il Kaiser e Saddam lo Zar...?

alcune analogie... ed anche alcuni modi di essere contro la guerra, a partire da quella che, per vendicare un gesto terroristico ha distrutto una Civiltà: la Grande Guerra.

Karl Kraus, Gli Ultimi Giorni dell'Umanità

http://www.girodivite.it/antenati/xx2sec/_kraus.htm

http://www.theatrelibrary.org/fotograf.htm

http://www.theatrelibrary.org/Images/Umanita.jpg

<<  E' la ristampa di un testo, pubblicato nella sua integrità
(costò all'autore sette anni di fatiche, dal 1915 al 1922),
dalla stessa casa editrice nel 1980, e riedito molto dopo lo
spettacolo fatto al Lingotto di Torino, su palcoscenici multipli,
di Luca Ronconi, nell'inverno del 1991, dato che si tratta
(nell'originale) di una lunghissima "tragedia-monstre" in
cinque atti e duecentonove scene, più un preludio ed un epilogo
in versi che finisce con la fine del mondo dove la voce di
Domeniddio pronuncia la frase: "Non è colpa mia. Io non la volevo !"

 Kraus ne fece una riduzione a sessanta scene, da programmarsi
in due serate (l'originale, a suo dire, sfiorava le dieci)
"senza consolazione e senza riguardi, senza abbellimenti ed
edulcoramenti", "un dramma di Marte da recitarsi su Marte"
(dato che trattava di avvenimenti accaduti durante la prima
guerra mondiale) che fu rappresentata molto tempo dopo la
sua morte che avvenne nel 1936 (era nato 1874) quando già
la follia e la brutalalità naziste erano iniziate e dopo
la fine della seconda guerra mondiale. Ed egli scriveva
nella sua rivista (Die Fackel , La Fiaccola ), che si
faceva tutto da solo, nel luglio 1934: "Hitler mi fa venire
il mente il nulla." Ronconi (i critici parlarono di "immenso
spettacolo da Circo Barnum", di "Lingotto delle meraviglie"
e così via) pur servendosi di sessanta ottimi attori (della
levatura di Anna Maria Guarnieri, Ivo Garrani, Marisa Fabbri
e così via), ciascuno dei quali interpretava più ruoli, ne
fece una riduzione che durava almeno tre ore ed ogni spettatore,
che non sedeva su una poltrona rossa, ma si spostava in piedi
da un palcoscenico all'altro, del gelido Lingotto (uno spazio
equivalente ad una stazione ferroviaria di medie dimensioni),
per perdersi il meno possibile. Il costo iniziale della pièce
fu di oltre quattro miliardi ed il ricavato di ogni sera fu
molto minore alla spesa delle luci e dei numerosi sorveglianti
degli ingressi da sorvegliare.

Anche lo spettacolo, trasportato in televisione, fu snobbato dai
più ma Ronconi non ebbe esitazione anche se poi si lasciò andare
a spettacoli più umani: io stesso, che sono un patito, riuscii
a vederlo tutto alla televisione ma sbadigliai molto e non riuscii
a seguirlo completamente. Kraus, nell'originale, mescolò la babele
linguistica dell'impero asburgico, dal dialetto viennese, dai
gerghi contadineschi, dalle citazioni culturali storpiate e la
versione è stata molto difficile (a cura di due abili traduttori,
Ernesto Braun e Mario Carpitella, che hanno lavorato a quattro
mani e che non mi pare però che siano all'altezza solo nelle poesie,
nei quali hanno voluto troppo la rima baciata e gli inusitati dodici
piedi, che forse erano nel testo originale).

Il moralista viennese Kraus, un ebreo boemo vissuto quasi sempre a
Vienna, nevrotico e stregonesco, fece, con questa immane tragedia,
un tentativo di redimere l'umanità, mostrando che gli assassini
governano il mondo e mandano la gente al massacro e che la guerra
è "un'orgia di sterco e di menzogna": ma era contemporaneamente
dalla parte del governo francese nel caso Dreyfus tanto per essere
il "bastian contrario". Ed anche un bilioso scrittore un po' strano
(forse vi fu un ramo di pazzia nel suo agire), un maligno cannibale
smodato ed onnivoro, un vampiro idealista e giustiziere che cercava
di annientare i suoi nemici, che non aveva rispetto per gli altri
anche se si di prim'ordine nel campo della loro attività come Freud,
e il regista Reinhardt per non citarne che alcuni. Aveva la mania di
mostrare la stupidità e la volgarità: viveva la sua epoca dal di
fuori ma la viveva sulla propria pelle. Era l'uomo più temuto e ammirato
(ed ovviamente odiato) di Vienna, per le sue polemiche roventi e la
lingua pestifera e diceva del suo testo: "I fatti più inverosomili
riportati sono veramente accaduti: ho dipinto solo gli orrori che
gli altri si sono limitati a fare. I più inverosimili discorsi sono
stati pronunciati parola per parola: le più crude invenzioni sono
altro che citazioni." Non leggeva i giornali ("sentina di menzogne")
ed andava a letto all'alba, dopo aver lavorato tutta la notte, per
evitare di cadere nella tentazione di farlo. Vale la pena di leggere
invece un altro testo suo, molto più facile, una raccolta di
aforismi, Detti e contraddetti (Adelphi, Milano 1972): mi pare che
la storiella del signor Mueller si trovi lì. Questo era uno spettore
che andava teatro solo per strillare all'apertura del sipario
"Che porcheria !" e poi usciva. Ed anche la sua biografia letteraria
ed umana pubblicata da Il Mulino (Edward Timms,
La Vienna di Karl Kraus , Bologna 1989) che ci da un quadro
perfetto dei suoi tempi.

Marco Scatasta >>

http://www.rinascita.it/rinascita_web/rinascita_libr/recensioni/ultimigdellum.html

Cultura è quella cosa che i più ricevono, molti trasmettono e pochi hanno.
Karl Kraus ("Detti e contraddetti").

http://www.google.it/search?lr=lang_it&cr=&q=Karl+Kraus&hl=it&ie=ISO-8859-1

Chi ha letto Freud, ha in mente anche un altro grande 'pacifista' della Guerra '14-18

Romain Rolland

Rolland was in Switzerland when the world war broke out in 1914; he stayed until 1938. From September 1914 until the signing of the Peace Treaty in June 1919, Rolland took a public antiwar stance that attacked blind nationalism, the oligarchies of industry and finance that were reaping huge profits from the war, and the validity of just wars. He called on intellectuals to be autonomous, publishing his beliefs in such controversial writings as "Above the Battle" and "The Declaration of Independence of the Mind." These and other war and post-war works helped make pacifism a respectable literary subject in Europe.

http://www.swarthmore.edu/Library/peace/CDGB/rolland.htm




permalink | inviato da il 16/2/2003 alle 19:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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