|
29 novembre 2010
Tra arte e … macerie, anche in Second Life 2Lei, Giornata mondiale contro la Violenza sulle Donne
“Pensiamo che il più
grande degrado del nostro tempo sia la solitudine e che allora
investire in cultura significa combattere quel degrado che in qualche
modo intenerisce e impigrisce il cuore e i sogni di una realtà”
(Matteo Renzi, http://www.avisoaperto.it/?p=7623 )
 Tra Arte e... Macerie...
 Tra Arte e... Macerie...
 2Lei - Giornata mondiale contro la Violenza sulle Donne in Second Life
Giovedì 25 Novembre 2010
ore 22.00 (1.00 pm sl)
Tanalois http://slurl.com/secondlife/Needful%20Things/29/93/402
2Lei è un progetto in collaborazione tra 2LifePhotos, Arte
Libera, Merkaba Arts, PAD, SL Art, Tanalois, SaliMar, WDT Planet, CSW
Island, The Knot , gruppi di Second Life, per la sensibilizzazione e la
divulgazione degli eventi legati alla Giornata internazionale contro
la violenza sulle donne.
http://alicemastroianni.blogspot.com/2010/11/2lei-giornata-mondiale-contro-la.html
Il 25 novembre 2010 diversi artisti virtuali, galleristi e
personaggi della cultura di SL sono stati chiamati a condividere nelle
proprie land e gruppi di appartenenza il messaggio comune di
solidarietà alla donna.
****************
2Lei – La Passione delle donne
Un omaggio alla donna a 360 gradi che vuole essere allo stesso tempo un
segno di solidarietà verso le donne violate, maltrattate, denigrate,
soggiogate, odiate, temute, sfruttate… un modo per essere vicini a
tutte quelle donne che in questo giorno non possono essere con noi a
gridare il loro inno alla vita perché la loro passione non si è conclusa
con una resurrezione..ma con la morte, la privazione… l’annientamento
dell’essere. Un abbraccio a tutte quelle donne che con noi hanno
camminato su questo mondo con passi da esseri umani tacciati di una
differenza inesistente, di una particolarità scomoda, di una sensibilità
inopportuna, di un entusiasmo pericoloso..di un essere donna da
distruggere piuttosto che da amare.
Essere donna oggi è essere umana! Con i nostri corpi virtuali, la nostra
coscienza globale e l’immortalità che ci contraddistingue in questo
mondo perfetto vogliamo dedicare un giorno all’essere umano.
Nel giorno in cui il mondo reale si riunisce in questa denuncia senza
confini, apriamo le porte del Metaverso per diffondere il nostro
messaggio di solidarietà alle donne.
Questo messaggio vuole arrivare ai cuori degli esseri umani attraverso
l’arte virtuale. Orgoglio di una società parallela in cui l’espressione
creativa vanifica le distanze e si riunisce sotto un solo manifesto.
2Lei è l’esempio della collaborazione dei residenti di Second Life che a
partire da un progetto italiano ha riunito per la stessa causa artisti
e galleristi di tutto il mondo per dedicare anche nell’ambiente
virtuale un giorno alla Passione delle donne.
Il 25 novembre 2010 vieni in Second Life ed abbraccia con noi tutte le donne del mondo!
Yashix00 | 11 settembre 2010
16 Days of Activism in SL Home
http://16daysactivismsl.wetpaint.com/
This
wiki is the official site for news and information about events
relating to the 16 Days of Activism against Gender Violence in Second
Life. The 16 Days of Activism falls between 25 November and 10 December,
2010.
The 16 Days of Activism Against Gender Violence
is an annual international campaign that dates from 1991, and originates
from the Center for Women’s Global Leadership at Rutgers University,
New Jersey. Beginning on November 25 of each year (the International Day
against Violence against Women), events run world-wide through to
December 10, International Human Rights Day, a choice made to highlight
the link between gender violence and human rights. A number of other
significant dates fall within this 16-day period, including
International Women Human Rights Defenders Day (November 29), World AIDS
Day (December 1), and the Anniversary of the Montreal Massacre
(December 6).
Over the course of its nearly 20 years, 16 Days of Activism
against Gender Violence has benefitted from the participation of over
2,000 organizations in 156 countries throughout the world. The theme
for the 2010 campaign is “Structures of Violence: Defining the
Intersections of Militarism and Violence Against Women.”
The 16 Days of Activism against Gender Violence in Second Life
will parallel the “real world” event, and is fueled by the
participation of over a dozen activist SL groups, and many dozens of
individuals. It will feature panel discussions, workshops,
presentations, art exhibits, poetry readings, and live music.
For more information, or to volunteer your services, please contact: 16daysactivismsl@gmail.com
C I T T A’ I D E A L E P R E S E N T A
I N Q U I S I Z I O N E D O N N E/S T R E G H E
 CItta' Ideale, Inquisizione Donne Streghe
In questi incontri andremo alla ricerca di alcune
notizie/nozioni per dimostrare come è potuto accadere che nell’arco
di alcune centinaia di anni la figura della Donna sia transitata
dall’essere Fonte di Adorazione e dedizione all’essere Violata,
Torturata ed in fine Arsa Viva per Eresia sino ad arrivare ai nostri
giorni dove noi tutti assistiamo alle violenze quotidiane a danno
delle Donne e per mano di Uomini.
Per raggiungere il fine che ci siamo prefissati sarà inevitabile e
comunque ovviamente necessario un percorso storiografico per meglio
inquadrare il contesto Storico/Sociale di riferimento.
Gli incontri avranno cadenza quindicinale a partire da:
MARTEDI 23 NOVEMBRE ore 22,00
http://slurl.com/secondlife/Ideal%20City/40/196/26
I N Q U I S I T I O N W O M E N/W I N T C H E S
This cycle of meeting continues somehow the talks Femminio tra
sacro e profano (Femenine, between sacred and profane). In it, we will
look at information/facts showing how, in some hundreds of years, the
woman went from being worshipped and object of devotion to be violated,
tortured and finally burned alive with the accusation of heresy.
Starting from the past, we will arrive to the present, when we witness
every day the violence of men against women.
To achieve our purpose, we will try to have a better historical and social picture examining historical facts.
The talks, supported by slides, will be in voice (in Italian).
We will meet every other Tuesday at 2.00 pm Stt, starting on the 23th of November.
http://slurl.com/secondlife/Ideal%20City/40/196/26
|
|
14 luglio 2009
Dalla questione morale di Enrico Berlinguer alla iscrizione di Beppe Grillo al Partito “Democratico” respinta perchè “ostile”
E’ fin dalla nascita del Partito Democratico (PD)
che auspicavo e auspico che tutta la Sinistra in massa si iscriva
all’unico partito che rende possibile una credibile Opposizione (e un
futuro Governo) in Italia.
Ci ha provato Beppe Grillo, facendo della berlingueriana questione morale il suo cavallo di battaglia, ed è stato all’unanimità respinto da quel partito … per ostentata ostilità … Roma, 14-07-2009
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=124688
Dopo giorni di polemiche e botta e risposta, la commissione nazionale di garanzia del Partito Democratico
ha deciso: Beppe Grillo non potrà scendere in campo coi democratici. E’
arrivato il no della commissione nazionale di garanzia del Partito
Democratico. A quanto riferisce una nota, la commissione “ha confermato all’unanimità” che non è possibile la registrazione di Grillo nell’anagrafe del Pd poichè “egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al partito”. La delibera verrà resa nota sul sito nei prossimi giorni.
Roma, 13 lug. (Adnkronos) - Sabina Guzzanti: “Io
penso che quella di Beppe Grillo sia una provocazione che va presa per
quella che e’. Ma secondo me arriva in un momento buono per ridiscutere
lo Statuto del Pd. Con queste regole, fatte in fretta come e’ stato
fatto in fretta il Pd, anche Calderoli o anche Forza Italia potrebbero
’scalare’ il partito come si scala una banca”. A commentare cosi’ con
l’ADNKRONOS l’annuncio di Beppe Grillo di volersi candidare alle
primarie del Pd e’ Sabina Guzzanti, collega e compagna di diverse
battaglie del comico genovese.
“Nello statuto attuale -sottolinea la Guzzanti- non c’e’ niente
di democratico ne’ di scientifico. I dirigenti del Pd, anziche’ avere
reazione scomposte, potrebbero prendere spunto da questa mossa di
Grillo per ridiscutere le regole, visto che queste regole le hanno
create loro. In giro nel mondo non mancano esempi migliori, per dirne
uno le primarie degli Usa. Insomma andrebbe fatta una discussione seria
coinvolgendo davvero la base, cercando nella societa’ civile tutti
quelli che possono dare un contributo intelligente.
“La questione drammatica, che viene fuori anche in questa
occasione, e’ che c’e’ uno scollamento tra l’elettorato di sinistra e
quello che e’ stato perseguito da dirigenti dei Ds prima e dal Pd poi.
Su temi cari alla base come la difesa della democrazia, l’applicazione
della Costituzione, l’immigrazione, l’istruzione, la cultura, la
ricerca, la legalita’, la lotta alla corruzione, i dirigente del Pd
sono andati spesso in senso opposto o si sono mossi in maniera molto
tiepida. E questo scollamento naturalmente si e’ pagato”, conclude
Sabina Guzzanti.
http://www.libero-news.it/adnkronos/view/153680
Il Pd è arrivato al capolinea – Tutti i video e i DVD di beppegrillo.it sono disponibili su
http://grillorama.beppegrillo.it/

Intervista a Enrico Berlinguer
«I partiti sono diventati macchine di potere»
«I partiti non fanno più politica», dice Enrico Berlinguer.
«I partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia».
Eugenio Scalfari
http://www.metaforum.it/berlinguer/questionemorale.htm
luglio 14th, 2009 | Tags: Beppe Grillo, Enrico Berlinguer, morale, Partito Comunista, Partito Democratico, politica, questione morale, sinistra
|
|
4 settembre 2008
Deserti, avatar, Tartari, e mondi virtuali tridimensionali
Questo il mio commento a
e relativi commenti
"Mah, per una volta vorrei dissentire! Ci sono due ordini di
considerazioni. Il primo riguarda la più che giusta, direi doverosa,
diffidenza nei confronti di 'nuovi media', ormai nemmeno tanto nuovi,
visti come nuove tecniche di dominio di massa da parte di chi detiene
il potere nel mondo globale. In questo senso, direi che sarebbe bene
non stancarsi di ripetere che la libertà di comunicazione ed
espressione promessa da Internet e dai Mondi Virtuali, ha un prezzo
salatissimo e spesso occulto, ovvero quello di ritrovarsi legati ad una
pesante catena da cui non ci si riesce più a liberare, schiavi di un
mezzo ancora più potente di quelli noti, carta stampata e tv.
Detto questo, la seconda considerazione mi porta però a diffidare anche
di chi non accetta il 'nuovo' per principio, corporazione o casta (ed è
quel che traspare dal testo di Ruffilli, un noioso e datato insieme di
parole prive di senso, come tanti altri, dal lontano 1995, quando
Internet sbarcò in Italia)
Second Life, le OpenSim, non sono secondo me da vedere come strani
mondi per di più irraggiungibili per l'eccessiva complessità.
Sono invece, molto più semplicemente, la naturale e prevista da anni
evoluzione delle tecniche dell'informazione, e della comunicazione,
dell'interazione inter-umana, sviluppate in 3 dimensioni,
tendenzialmente riassuntive di tutte le tecniche precedenti, e
orientate a sviluppare un 'ambiente' capace di coinvolgere sempre più
l'utente, nodo sempre più attivo e potenzialmente consapevole di una
rete di soggetti anzichè di soli oggetti.
Così come Internet, nata per scopi militari, è arrivata a dimensioni
tali da sfuggire al controllo di chicchessia, inclusi i militari che
l'avevano pensata appunto come inattaccabile da qualunque nemico, così
gli ambienti 3D, come Second Life e le OpenSim possono essere, e penso
dovremmo preoccuparci tutti che diventino al più presto, strumenti per
una vera liberazione della soggettività di ciascuno, unico vero
antidoto al lasciarsi legare ad una qualunque catena."
Aggiungo che "la diffidenza va bene se non diventa un alibi per
allontanarsi da qualunque strumento capace di favorire lo scambio di
opinioni, alibi per incentivare ancora di più il già gravissimo e
tragico distacco dell'italico popolo da qualunque discorso inerente la
'cosa pubblica'"
"Insomma, a proposito di deserti, quello che mi preoccupa di più è il
deserto di idee e di presenza delle persone in un contesto mondiale di
catastrofe climatica già in corso, e di guerra guerreggiata finale
(nuova (?) tecnica di controllo delle nascite per scendere dagli
attuali 8 miliardi di umani a 2-3 miliardi) e italiano di fascismo
praticato da chi governa e da chi si 'oppone', nonchè, forse
soprattutto, da chi supinamente accetta, fosse pure il 3 in condotta...
Disciplina perbacco!
O siamo Tartari?"
|
|
12 agosto 2008
Assordante Silenzio, mentre inizia la Guerra Finale
L’8 agosto 2008, RAI2 che trasmetteva l’evento
dell’inaugurazione dei Giochi Olimpici a Pechino, non ha ritenuto di
mandare in onda non dico un notiziario speciale, ma neppure una striscia su quella che nel frattempo altri media definivano, tout court, come un invasione russa alla Georgia…
La Guerra, quella Finale, che si sta concludendo (???) con uno scacco matto di Putin a Bush, doveva iniziare (e proseguire) nel più assoluto silenzio mediatico.
Nessuna voce pacifista, nessun politologo noto in grado di mettere insieme più di due parole di senso compiuto.
Silenzio sulla finale guerra, che, com’è giusto che sia nel
Terzo Millennio, non puo’ essere che la Guerra del più totale e globale
non senso
Brano di chat in Second Life
[14:07] NP: ciao Lapsus … Franca Rame ha messo sul suo sito Olympic Wars …
[14:09] LW: ho visto, sì, grande!
[14:16] LW: Condoleezza Rice
… ha interrotto le vacanze per lanciare di persona davanti alle
telecamere alla Casa Bianca un appello a Mosca perché fermi “veramente”
e “subito” le operazioni militari. La Rice è rientrata ieri sera nella
capitale da una località non precisata dove era andata per un periodo
di riposo l’ 8 agosto, il giorno dell’attacco della Russia alla
Georgia, che secondo il politologo conservatore Robert Kagan “sarà
ricordato dagli storici come un momento di svolta non meno
significativo del crollo del muro di Berlino”.
[14:16] LW: che tempismo!
[14:17] LW: eppure qualcosa mi sfugge e mi inquieta
[14:18] LW: in tutta questa storia c’è un gioco delle parti che non puo’ essere liquidato in modo semplicistico
[14:18] LW: (non prendertela, ma il commento della stessa Rame, e di Giulietto Chiesa, su quel blog)
[14:20] LW: in questa brutta storia, o inizio d’era, di semplice ci sono solo i morti ammazzati e i profughi
[14:20] LW: da tutte le parti
[14:21] LW: anzi, forse solo i morti
[14:21] LW: perchè nemmeno alle vittime si puo’ dar troppo retta, ai loro (legittimi?) risentimenti
[14:22] LW: per McCain
è opportuno che gli Stati Uniti facciano sentire direttamente ai
georgiani tutto il loro appoggio. “A nome di ogni americano ho parlato
in queste ore con il presidente georgiano Saakashvili - ha affermato -
Gli ho detto che qui in America siamo tutti georgiani”.
[14:23] LW: come se all’epoca dell’assassinio non mi ricordo di quale nazista a Parigi, avessero detto ’siamo tutti nazisti’
[14:24] LW: l’unica domanda che riesco ancora a pormi è: ma chi li ferma più questi pazzi criminali?
[14:25] LW: pazzi, danno la ragione ’storica’ a Putin (Putin !!!)
[14:25] LW: tanto che je frega? a chi interesserà più la Storia, dopo ?
[14:26] NP: purtroppo nessuno Lapsus
[14:26] NP: la gente è presa da altro
[14:26] NP: consumare
[14:27] NP: finchè ce n’è
[14:27] LW: finchè ce n’è…
[14:28] LW: LA7 ha dato ora Big One, di Michael Moore
[14:28] LW: chissà in quanti l’hanno visto, e che ne cavano
|
|
12 luglio 2008
In Second Life aperto il BarCamp Italiano
E' aperto il BarCamp Italiano in Second Life

http://slurl.com/secondlife/Elegua/87/90/501
Tag: International network User generated conferences open
participatory workshops events Content is provided by participants
DemoCamp Esperimenti democratici crisi democrazia iniziative politiche
dal basso partecipazione politica. Mimir
Il BarCamp Esperimenti democratici
ha come obiettivo quello di affrontare il tema della crisi della
democrazia, mettere a confronto esperimenti di iniziative politiche dal
basso, proporre nuovi strumenti di partecipazione politica.
Protagonisti dell'evento sono i blogger, gli attivisti, i movimenti, i
comitati di cittadini e le organizzazioni civiche che vorranno usare il
BarCamp per partecipare a un confronto sugli strumenti a disposizione
dei cittadini per attivarsi sulle questioni di loro interesse, sulle
pratiche partecipative e sulle riforme istituzionali necessarie per
rinnovare la democrazia.
http://barcamp.org/demcamp
BarCamp e’ una nonconferenza,
così come solitamente intendiamo per conferenza, che nasce dal
desiderio delle persone di condividere e apprendere in un ambiente
aperto e libero. Il BarCamp è una non-conferenza collaborativa, dove
chiunque può “salire in cattedra”, proporre un argomento e parlarne
agli altri, con lo scopo di favorire il libero pensiero, la curiosità,
la divulgazione e la diffusione dei temi legati al Web. Una non
conferenza (unconference) quindi una riunione il cui tema di
discussione è deciso dai partecipanti piuttosto che prestabilito in
anticipo dagli organizzatori, una riunione aperta i cui contenuti
vengono proposti dai partecipanti stessi.
http://it.wikipedia.org/wiki/
BarCamp BarCamp is an ad-hoc gathering
born from the desire for people to share and learn in an open
environment. It is an intense event with discussions, demos and
interaction from participants.
http://barcamp.org/
BarCamps are organized largely through the web, harnessing what might be called a Web 2.0 communications
toolkit. Anyone can initiate a BarCamp, using the BarCamp wiki. The
procedural framework consists of sessions proposed and scheduled each
day by attendees, mostly on-site, typically using white boards or paper
taped to the wall. This has been dubbed, with another play on words,
The Open Grid approach. While loosely structured, there are rules at
BarCamp. All attendees are encouraged to present or facilitate a
session. Everyone is also asked to share information and experiences of
the event, both live and after the fact, via public web channels
including (but not limited to) blogging, photo sharing, social
bookmarking, wiki-ing, and IRC. This open encouragement to share
everything about the event is in deliberate contrast to the "off the
record by default" and "no recordings" rules at many private
invite-only participant driven conferences.
http://en.wikipedia.org/wiki/BarCamp
|
|
20 maggio 2008
Adriano Sofri: 'Dagli Zingari ai Romeni: ecco la caccia alle streghe'
Leggo con molto piacere l’articolo di oggi su Repubblica, a firma di Adriano Sofri:
Dagli Zingari ai Romeni: ecco la caccia alle streghe
Un articolo che finalmente dice sulla questione qualcosa di sinistra …
E anche sulla Lega ed il leghismo, capovolgimento del progetto federalista, europeista, nonviolento, premuroso verso le piccole patrie e l’orizzonte planetario di Alex Langer
(progetto che la sinistra intera si è lasciata scippare dalla Lega e di
cui non è più riuscita - o non ha voluto - riappropriarsi).
Bellissimo articolo, quello di Sofri, da leggere, rileggere e meditare.
L’articolo non è (ancora ?) reperibile sul sito di Repubblica.it
In compenso, a proposito di quel che scrive Sofri: Speriamo
che qualcuno segua la vicenda della ragazza accusata di voler rubare
una bambina a Ponticelli, fino a venirne a capo… abbiamo statistiche
inesorabili che non contemplano bambini rapiti da zingari; da altri
italiani sì.
ecco quanto segue:
L’eurodeputata rom Viktoria Mohacsi (Eldr) dopo la visita di due giorni
negli insediamenti di Roma e Napoli. “Ecco le mie denunce al Parlamento”
‘Blitz nei campi rom e bimbi spariti’
L’accusa dell’inviato Ue all’Italia
“Razzie di poliziotti senza spiegazioni”. Non esiste “una vera politica sull’immigrazione”
“Perché non avete mai chiesto l’accesso ai finanziamenti per l’integrazione?”
di CLAUDIA FUSANI
http://www.repubblica.it
ROMA - Parlerà a Strasburgo, seduta plenaria del
Parlamento europeo, Commissione dei diritti umani. Parlerà di quello
che ha visto in questi due giorni visitando i campi rom tra Roma e
Napoli. E lancerà contro l’Italia un grave atto di accusa: violazione
dei fondamentali diritti umani, bambini di cui si sono perse le tracce,
razzie notturne della polizia. Vittoria Mohacsi, l’eurodeputato rom di
origine ungherese è arrivata in Italia venerdì sera inviata dal suo
partito (Eldr) per capire cosa sta succedendo in Italia tra annunci di
deportazioni e di rimpatri di massa. Ospite del Partito Radicale sabato
ha visitato due campi nella capitale (Castel Romano e Casilino 900,
circa 1400 persone) e domenica è stata Napoli, dove l’intolleranza
verso i rom è emergenza sociale e di sicurezza dopo gli incendi
appiccati nel campo di Ponticelli. “E’ tutto bruciato, le persone sono
state sfollate e messe al sicuro durante la notte, una scena desolante”
dice l’europarlamentare ospite di un convegno dei Radicali nella sede
di Torre Argentina. Stasera pronuncerà il suo atto di accusa al momento
raccolto in appunti in un quaderno rosa a disegni cachemire. Il cahier des dolehances
si sviluppa lungo due direttrici. La prima di carattere politico e
denuncerà la “totale assenza” in Italia di una politica per
l’immigrazione. La seconda riguarda le denunce che gli stessi rom hanno
rappresentato all’europarlamentare europea.
La difficoltà di avere dati certi. Purtroppo, ha
spiegato l’eurodeputata di origini rom, 33 anni e tre figli, “ho avuto
molta difficoltà ad avere dati e numeri attendibili sulla comunità rom
in Italia” un fatto grave di per sè perchè dimostra che c’è scarsa
conoscenza del fenomeno. Le informazioni più certe sono state fornite
dall’Opera nomadi: “In Italia ci sono circa 200 mila rom di varie etnie
di cui solo 80 mila sono residenti in Italia. Degli altri
centoventimila la maggioranza sono semillegali. Soprattutto non
esistono dati su quale era la situazione prima dell’ingresso nella Ue
di Romania e Bulgaria” i paesi dove vive la maggior concentrazione rom.
Il problema vero è che di tutte queste persone non esiste una banca
dati che dica da quanto tempo sono qui, la nazionalità, manca un
identikit della comunità.
“L’Italia non ha una politica sull’immigrazione”.
L’assenza di dati certi dimostra che manca il presupposto per la
soluzione di ogni problema: la conoscenza. “L’Italia non ha una
politica sull’immigrazione, non ha mai riconosciuto i rom neppure come
minoranza linguistica e non ha una politica per le minoranze etniche.
Ho incontrato persone che vivono qui anche da quaranta anni e ancora
non hanno uno straccio di documento”. Secondo Mohacsi la politica
dell’Italia con gli stranieri è “assurda”: “Non si base su legami
geografici ma su vincoli di sangue (la cittadinanza viene data non in
base allo ius soli ma in base allo ius sanguinis
ndr); molti dei 120 mila senza documenti hanno ancora passaporti con la
dicitura Jugoslavia che tutti sappiamo non esistere più”. Adesso la
politica del governo sembra orientarsi verso i rimpatri di massa ma “la
maggior parte di queste persone non ha patria. Sono cittadini europei
che sarebbero trasbordati da un posto all’altro. Fare quello che vuol
fare l’Italia significa solo spostare il problema”. L’Italia “non
riconosce agli immigrati i diritti fondamentali: l’istruzione, la casa,
l’assistenza sociale e sanitaria”. Questo stasera Mohacsi dirà a
Strasburgo.
“Si sentono come se fossero a Auschwitz”. I campi sono in condizioni “orribili”
, le persone vivono in baracche di lamiere, in mezzo ai rifiuti e ai
topi, senza acqua corrente e senza luce. “Non ci sono servizi di alcuno
tipo nelle vicinanze - racconta l’europarlamentare - . A Castel Romano
su mille persone, 5 forse 6 hanno la cittadinanza. Una donna mi ha
detto che si sente come se fosse ad Auschwitz…”. Una citazione che non
deve sembrare casuale. Durante la seconda guerra mondiale furono uccisi
500 mila zingari vittime del reich e dei folli progetti di dominazione
razziale. Molti di loro furono deportati e sterminati proprio ad
Auschwitz. Nella lingua gitana si chiama Porrajmos, significa “divoramento” e indica la persecuzione.
“Le razzie dei poliziotti”. Nel suo viaggio nei
campi Mohacsi ha soprattutto ascoltato. “Al campo Casilino 900 - dice -
mi hanno raccontato che ogni 3 o 4 giorni verso mezzanotte arrivano
pattuglie di poliziotti in divisa e armati. Non chiedono nulla,
semplicemente picchiano. Ogni volta portano via circa 20 persone che
scompaiono per 48 ore. Li tengono in celle dove vengono picchiati. Poi
li rilasciano. Mi è stato assicurato che chi viene portato via non ha
precedenti e non è ricercato”.
“I bambini scomparsi”. E’ un altro
punto agghiacciante del resoconto che l’eurodeputata farà a Strasburgo.
“A Napoli la situazione è ancora peggiore. L’avvocato dell’Opera nomadi
mi ha detto che da due anni sono state perse le tracce di dodici
bambini accusati di accattonaggio. Questi ragazzini sembrano spariti
nel nulla, non esiste neppure un pezzo di carta. Ho incontrato un nonno
di 60 anni disperato perchè non sa più nulla di suo nipote”. Se ribatti
che i minori vengono spesso usati dai genitori per rubare, scippare,
furti in casa, una vera e propria piaga, la risposta di Mohacsi è:
“Bisogna punire chi delinque e tenerlo in carcere. Non far sparire i
bambini”.
“Chi indaga sulle molotov?”. Dopo il
fatto della ragazza di 16 anni accusata di voler rapire un bambino, le
razzie dei poliziotti “sono aumentate”. “Ho chiesto - insiste Mohacsi -
tramite l’avvocato dell’Opera nomadi cosa la giustizia stesse facendo e
mi ha detto che non risultano inchieste. Nè sulla ragazza accusata di
voler sequestrare un bambino, nè su chi ha lanciato le molotov contro i
campi e li ha incendiati”.
“L’Italia chiede i fondi Ue”.
L’eurodeputato sa di maneggiare una questione difficile, scivolosa e
delicata. Sa che quella dei rom è “un’emergenza sociale” in tutta
Europa. Ma occorre tentare, provare a distinguere il bene dal male, il
buono dal cattivo. Guai generalizzare. Provarci è un obbligo per un
paese civile. “Alcuni paesi come Repubblica Ceca, Spagna, Romania,
Bulgaria hanno ottenuto 250 milioni di euro dalla Ue per i progetti di
integrazione delle popolazioni rom. Perchè l’Italia non ha mai chiesto
l’accesso a questi finanziamenti?”. Perchè serve un progetto. E forse
non c’è mai stato.
(19 maggio 2008)
|
|
18 maggio 2008
PTS Nasce a Napoli il Partito Trasversale dei Si
Maggio 18th, 2008
Il governatore della Campania: “Finora ha vinto il no
Ora bisogna far nascere un partito trasversale del sì”
Bassolino, mano tesa a Berlusconi
“Deve farcela, o qui affondiamo”
La guerriglia dei cassonetti e l’assalto ai campi rom dimostrano la caduta
di spirito civico. L’unica possibilità che abbiamo è collaborare col governo
di ROBERTO FUCCILLO
http://www.repubblica.it
Intanto è il suo assessore Claudio Velardi a punzecchiare il sindaco Iervolino e ribadisce che la città è senza guida.
“Dico che al grande partito del sì dobbiamo aggiungere a Napoli la
fermezza delle istituzioni contro chi soffia sul fuoco. Perché nei
fatti di questi giorni non c’è solo la camorra, ma c’è anche la
camorra”.
Partito Trasversale dei SI’ dunque, ma a CHI ? Se alla Camorra, perchè almeno non dirlo ?
Perchè questo sembra essere il programma, a livello nazionale, del Partito Trasversale dei Sì, accordi a tutto campo con Mafia, Ndrangheta, Camorra.
Ma se così è, questa scelta politica dovrebbe essere per intero e per esteso proposta al Paese, in totale trasparenza. Specificandone i costi (certi) e i benefici (incerti).
Altrimenti non si tratterebbe più di un partito trasversale, ma di una resa
senza condizioni dei partiti e della politica ai poteri forti e armati
locali, nazionali e multi-nazionali della criminalità organizzata.
|
|
16 maggio 2008
La Politica fatta con i Sondaggi è Istigazione, in questo caso al Razzismo. Come dare un Peso a un Pensiero?
Leggo quanto segue e penso: la solita, consolidata da decenni, politica dei e con i sondaggi, che fa apparire di volta in volta un’opinione come maggioritaria o minoritaria,
senza entrare nel merito, senza che chi propone il sondaggio esprima la
sua, di opinione, come se stesse su un altro pianeta, come se lo stesso
atto di proporre un sondaggio, e attibuire un peso ad un’opinione, non
contribuisse a modificarla, rafforzandola o sminuendola.
Stare con la minoranza, in questi casi, fa sentire
chi legge come in torto, come se vivesse fuori dal mondo, datato,
desueto, e invece significa solo tenersi fuori dal coro…
Un sondaggio dell’Ipr Marketing svela una forte avversione verso gli immigrati
Per il 70% degli intervistati il problema è una priorità da risolvere con l’espulsione
I Rom peggio degli extracomunitari
“Sono un pericolo. Via i campi”
Inquietanti risultati: cresce l’intolleranza per gli stranieri nel nostro Paese
di BRUNO PERSANO
Repubblica.it, 15 Maggio 2008
I Rom peggio degli extracomunitari
“Sono un pericolo. Via i campi”
ROMA - Gli italiani non li vogliono. I Rom fanno paura. La
maggioranza ammette che i nomadi costituiscono un problema, molto più
degli extracomunitari. Il sondaggio Ipr Marketing per Repubblica.it
mostra che tra gli italiani si sta sviluppando un forte sentimento
negativo nei confronti degli immigrati, anche se l’avversione verso i
rom è maggiore.
La rivolta contro i campi nomadi a Napoli, le spranghe e le
molotov lanciate sugli insediamenti campani, sembra abbiano radici
profonde nell’Italia tutta, dal Nord al Sud.
LE TABELLE
Lo sgombero di cinquecento nomadi dai campi napoletani; i
massicci controlli negli insediamenti romani; il blitz contro gli
immigrati con centinaia di arresti e l’istituzione di commissari
straordinari per il problema nomadi; il “pacchetto sicurezza” che
presto il governo applicherà, sembrano trovare ragione nel sentimento
comune che emerge dal sondaggio: il problema dei Rom e degli immigrati
è una priorità per il 70% degli italiani.
I “diversi” fanno paura. Almeno tre intervistati su dieci temono
i nomadi, il doppio di coloro che sono spaventati dagli
extracomunitari. E vorrebbero che lo Stato li cacciasse, e li
riaccompagnasse al confine con un foglio di via. Sono indesiderati per
il 68% degli italiani. Gli intervistati non hanno fiducia nelle
politiche di integrazione sociale dei nomadi: la percentuale non sale
oltre il 27%.
Quello che chiedono gli italiani è smantellare al più presto i
campi nomadi ed espatriare più Rom possibile, mentre i mille italiani
intervistati mostrano più tolleranza verso gli extracomunitari. La
percentuale che vorrebbe espellere gli immigrati senza lavoro è solo il
52%, ma coloro che sceglierebbero l’emigrazione di massa dei nomadi è
un terzo di più.
(15 maggio 2008)
Annozero | 14 Maggio, 2008
Gli extracomunitari sono un costo, non una risorsa”, ha
affermato Roberto Castelli. Ma gli immigrati nel nostro paese
contribuiscono allo sviluppo dell’Italia? E’ vero che anche molti dei
clandestini lavorano?
“Se li conosci, li eviti?” è il titolo della puntata di
Annozero, il programma di Michele Santoro in onda domani su Raidue alle
21.05.
Il tema sicurezza, cavallo di battaglia in campagna elettorale,
continua a dominare l’agenda della politica. Il governo annuncia un
pacchetto di provvedimenti restrittivi. Ma gli immigrati sono una
risorsa fondamentale per “l’azienda Italia” o sono un pericolo da cui
guardarsi? Tolgono realmente lavoro agli italiani? E la paura e il
disagio nei loro confronti è giustificata dai fatti?
Stefano Bianchi e Dina Lauricella hanno realizzato un reportage
in Emilia-Romagna, regione dove la Lega ha saputo intercettare la
domanda di sicurezza dei cittadini.
Ne discuteranno in studio Roberto Castelli, della Lega nord, il
giurista Stefano Rodotà, Flavio Tosi, sindaco di Verona, e Vincenzo De
Luca, primo cittadino di Salerno. Beatrice Borromeo sarà in
collegamento dalla parrocchia di San Giuseppe a Genova, dove ci sarà,
tra gli altri, il leader delle banlieues parigine Omeya Seddik.
Come di consueto ci saranno l’opinione di Marco Travaglio e le vignette di Vauro.
Aspettiamo i vostri contributi anche durante la diretta (non
verranno pubblicati commenti con contenuti discriminatori a razzisti, o
con volgarità, insulti, spam, pubblicità e link).
Con la scusa del popolo
di GAD LERNER
Repubblica.it, 16 Maggio 2008
LA CACCIA ai rom scatenata in tutta Italia sta cominciando a suscitare disagio, ma non ancora la necessaria rivolta morale.
Difficile, soprattutto per dei politici, mettersi contro il
popolo. Col rischio di passare per difensori della delinquenza, dei
violentatori, dei ladri di bambini. E’ questa, infatti, la percezione
passivamente registrata dai mass media: un popolo esasperato, l’ira dei
giusti che finalmente anticipa le forze dell’ordine nel necessario
repulisti.
Ma siamo sicuri che “il popolo” siano quei giovanotti in
motorino che incendiano con le molotov gli effetti personali degli
zingari fuggiaschi, le donne del quartiere che sputano su bambini
impauriti e davanti a una telecamera concedono: “Bruciarli magari no,
ma almeno cacciarli via”? Che importa se parlano a nome del popolo i
fautori della “derattizzazione” e della “pulizia etnica”, i politici
che in campagna elettorale auspicarono “espulsioni di massa”, i
ministri che brandiscono perfino la tradizione cattolica per accusare
di tradimento parroci e vescovi troppo caritatevoli?
La vergogna di Napoli, ma anche di Genova, Pavia e tante altre
periferie urbane, non ha atteso l’incitamento dei titoloni di prima
pagina, cui ci stiamo purtroppo abituando. “Obiettivo: zero campi rom”
(salvo scatenarsi se qualche sindaco trova alloggi per loro). “I rom
sono la nuova mafia” (contro ogni senso delle proporzioni). “Quei rom
ladri di bambini” (la generalizzazione di un grave episodio da
chiarire). Dal dire al fare, il passo dell’inciviltà è compiuto.
Perfino l’operazione di polizia effettuata ieri con 400 arresti e
decine di espulsioni sembra giungere a rimorchio. La legge preceduta in
sequenza dalla furia mediatica e popolare, come se si trattasse di una
riparazione tardiva.
Chi si oppone è fuori dal popolo. Più precisamente,
appartiene alla casta dei privilegiati che ignorano il disagio delle
periferie. Ti senti buono, superiore? Allora ospitali nel tuo attico!
L’accusa, e l’irrisione, risuonano ormai fin dentro al Partito
democratico. Proclama Filippo Penati, presidente di centrosinistra
della Provincia di Milano: “I rom non devono essere ‘ripartiti’,
bisogna farli semplicemente ripartire”. E accusa Prodi di non aver
capito l’andazzo, di non aver fatto lui quel che promettono i suoi
successori. Nel 2006 fu Penati, insieme al sindaco Moratti, a chiedere
al comune di Opera di ospitare provvisoriamente 73 rom (di cui 35
bambini). Dopo l’assedio e l’incendio di quel piccolo campo, adesso è
stato eletto sindaco di Opera il leghista rinviato a giudizio per la
spedizione punitiva. Mentre si è provveduto al trasferimento del
parroco solidale con quegli estranei pericolosi.
La formula lapalissiana secondo cui “la sicurezza non è né di
destra né di sinistra” appassisce, si rivela inadeguata nel tumulto
delle emozioni che travolge la cultura della convivenza civile. Perfino
la politica sembra derogare dal principio giuridico della
responsabilità individuale di fronte alla legge. Perché un conto è
riconoscere le alte percentuali di devianza riscontrabili all’interno
delle comunità rom, che siano di recente immigrazione dalla Romania,
oppure residenti da secoli in Italia, o ancora profughe dalla pulizia
etnica dei Balcani. Un conto è contrastare gli abusi sull’infanzia, la
piaga della misoginia e delle maternità precoci, i clan che boicottano
l’inserimento scolastico e lavorativo, la pessima consuetudine degli
allacciamenti abusivi alla rete elettrica e idrica.
Altra cosa è riproporre lo stereotipo della colpa collettiva di
un popolo, giustificandola sulla base di una presunta indole genetica,
etnica. Quando gli speaker dei telegiornali annunciano la nomina di
“Commissari per i rom”, sarebbe obbligatorio ricordare che simili
denominazioni sono bandite nella democrazia italiana dal 1945. Il
precetto biblico dell’immedesimazione - “In ogni generazione ciascuno
deve considerare se stesso come se fosse uscito dall’Egitto” - dovrebbe
suggerirci un esercizio: sostituire mentalmente, nei titoli di
giornale, la parola “rom” con la parola “ebrei”, o “italiani”. Ne
deriverebbe una cautela salutare, senza che ciò limiti la necessaria
azione preventiva e repressiva.
La categoria “sicurezza” non è neutrale. Ne sa qualcosa il
centrosinistra sconfitto alle elezioni, e solo degli ingenui possono
credere che se Prodi, Amato o Veltroni avessero cavalcato l’allarme
sociale con gli stessi argomenti della destra il risultato sarebbe
stato diverso. Qualora il nuovo governo applichi con coerenza la
politica di sicurezza annunciata, è prevedibile che nel giro di pochi
anni il numero dei detenuti raddoppi, o triplichi in Italia. Scelta
legittima, anche se la sua efficacia è discutibile. Quel che resta
inaccettabile è il degrado civile, autorizzato o tollerato con l’alibi
della volontà popolare. Insopportabili restano in una democrazia
provvedimenti contrari al Codice di navigazione - l’obbligo di soccorso
alle carrette del mare - o che puniscano la clandestinità sulla base di
criteri aleatori di pericolosità sociale.
Da più parti si spiega l’inadeguatezza della sinistra a
governare le società occidentali con la sua penitenziale vocazione
“buonista”. E’ un argomento usato di recente da Raffaele Simone nel suo
“Mostro Mite” (Garzanti), salvo poi trarne una previsione imbarazzante:
la cultura di sinistra col tempo sarebbe destinata a essere inclusa,
digerita dalla destra. Discutere un futuro lontano può essere ozioso,
ma è utile invece riscontrare l’approdo a scelte comuni là dove meno te
l’aspetteresti: per esempio sulla pratica delle ronde a presidio del
territorio.
Naturalmente gli assalti di matrice camorristica ai campi rom di
Ponticelli non sono la stessa cosa della Guardia nazionale padana. Che
a sua volta non va confusa con i volontari di quartiere proposti dai
sindaci di sinistra a Bologna e a Savona. Nel capoluogo ligure, per
giustificare la proposta, è stata addirittura evocata l’esperienza del
1974, quando squadre antifasciste pattugliarono la città dopo una serie
di bombe “nere”. Il richiamo ai servizi d’ordine sindacali o di partito
è suggestivo, quasi si potesse favorire così un ritorno di
partecipazione e militanza che la politica non sa più offrire. Ma è
dubbio che nell’Italia del 2008 - afflitta da nuove forme di
emarginazione come i lavoratori immigrati senza casa, le bidonvilles
fucine di criminalità ma spesso impossibili da cancellare - le ronde
possano considerarsi uno strumento di democrazia popolare.
Dobbiamo sperare in una reazione civile agli avvenimenti di
questi giorni, prima che i guasti diventino irrimediabili. Già si
levano voci critiche ispirate a saggezza, anche nella compagine dei
vincitori (Giuseppe Pisanu). Il silenzio, al contrario, confermerebbe
solo l’irresponsabilità di una classe dirigente che ha già cavalcato
gli stupri in chiave etnica durante la campagna elettorale.
(16 maggio 2008)
|
|
15 maggio 2008
I Fatti, la Realtà e i Puri che Epurano. Corsera e Repubblica uniti nella lotta, contro Marco Travaglio
Mentre infuria la guerra ai clandestini e ai Rom in tutta Italia, col beneplacito del Partito (Pseudo) Democratico, alla faccia dell’Europa e dei suoi valori (i problemi legati alla globalizzazione e all’allargamento dell’Europa andrebbero affrontati a mio modesto parere con ben altra cultura politica, e statura dei suoi rappresentanti) , ecco che inizia la campagna mediatica contro Travaglio, che, vorrei sottolineare, a differenza di altri non è un eletto dal popolo, non siede in Parlamento. Travaglio è un giornalista,
e stupirsi, da parte di un altro giornalista, che per errore o per
calcolo un giornalista possa aver (avuto) rapporti con chicchessia,
appare un poco ingenuo, forse un po’ troppo.
La campagna contro Travaglio, poi, è orchestrata non da chi, come il sottoscritto, diffida di chiunque faccia di professione il raccoglitore di dossier contro qualcuno, da diffondere al momento opportuno per lui o per qualcun altro, ma da chi se ne intende…
Inizia D’Avanzo, ieri, su Repubblica.it
Non sempre i fatti sono la realtà
di GIUSEPPE D’AVANZO
Non so che cosa davvero pensassero dell’allievo gli eccellenti
maestri di Marco Travaglio (però, che irriconoscenza trascurare le
istruzioni del direttore de il Borghese). Il buon senso mi suggerisce,
tuttavia, che almeno una volta Montanelli, Biagi, Rinaldi, forse
addirittura Furio Colombo, gli abbiano raccomandato di maneggiare con
cura il “vero” e il “falso”: “qualifiche fluide e manipolabili” come
insegna un altro maestro, Franco Cordero.
Di questo si parla, infatti, cari lettori - che siate o meno
ammiratori di Travaglio; che siate entusiasti, incazzatissimi contro
ogni rilievo che gli si può opporre o soltanto curiosi di capire.
Che cos’è un “fatto”, dunque? Un “fatto” ci indica sempre una
verità? O l’apparente evidenza di un “fatto” ci deve rendere
guardinghi, più prudenti perché può indurci in errore? Non è questo
l’esercizio indispensabile del giornalismo che, “piantato nel mezzo
delle libere istituzioni”, le può corrompere o, al contrario,
proteggere? Ancora oggi Travaglio (”Io racconto solo fatti”) si
confonde e confonde i suoi lettori. Sostenere: “Ancora a metà degli
anni 90, Schifani fu ingaggiato dal Comune di Villabate, retto da
uomini legato al boss Mandalà di lì a poco sciolto due volte per mafia”
indica una traccia di lavoro e non una conclusione.
Mandalà (come Travaglio sa) sarà accusato di mafia soltanto nel
1998 (dopo “la metà degli Anni Novanta”, dunque) e soltanto “di lì a
poco” (appunto) il comune di Villabate sarà sciolto. Se ne può ricavare
un giudizio? Temo di no. Certo, nasce un interrogativo che dovrebbe
convincere Travaglio ad abbandonare, per qualche tempo, le piazze del
Vaffanculo, il salotto di Annozero, i teatri plaudenti e andarsene in
Sicilia ad approfondire il solco già aperto pazientemente dalle
inchieste di Repubblica (Bellavia, Palazzolo) e l’Espresso (Giustolisi,
Lillo) e che, al di là di quel che è stato raccontato, non hanno
offerto nel tempo ulteriori novità.
E’ l’impegno che Travaglio trascura. Il nostro amico sceglie un
comodo, stortissimo espediente. Si disinteressa del “vero” e del
“falso”. Afferra un “fatto” controverso (ne è consapevole, perché non è
fesso). Con la complicità della potenza della tv - e dell’impotenza
della Rai, di un inerme Fazio - lo getta in faccia agli spettatori
lasciandosi dietro una secrezione velenosa che lascia credere: “Anche
la seconda carica dello Stato è un mafioso…”. Basta leggere i blog per
rendersene conto. Anche se Travaglio non l’ha mai detta, quella frase,
è l’opinione che voleva creare. Se non fosse un tartufo, lo
ammetterebbe.
Discutiamo di questo metodo, cari lettori. Del “metodo
Travaglio” e delle “agenzie del risentimento”. Di una pratica
giornalistica che, con “fatti” ambigui e dubbi, manipola cinicamente il
lettore/spettatore. Ne alimenta la collera. Ne distorce la
giustificatissima rabbia per la malapolitica. E’ un paradigma
professionale che, sulla spinta di motivazioni esclusivamente
commerciali (non civiche, non professionali, non politiche), può
distruggere chiunque abbia la sventura di essere scelto come target
(gli obiettivi vengono scelti con cura tra i più esposti, a destra come
a sinistra). Farò un esempio che renderà, forse, più chiaro quanto può
essere letale questo metodo.
8 agosto del 2002. Marco telefona a Pippo. Gli chiede di
occuparsi dei “cuscini”. Marco e Pippo sono in vacanza insieme,
concludono per approssimazione gli investigatori di Palermo. Che,
durante le indagini, trovano un’ambigua conferma di quella
villeggiatura comune. Prova maligna perché intenzionale e non
indipendente. Fonte, l’avvocato di Michele Aiello. Il legale dice di
aver saputo dal suo assistito che, su richiesta di Pippo, Aiello ha
pagato l’albergo a Marco. Forse, dicono gli investigatori, un residence
nei dintorni di Trabia.
Michele Aiello, ingegnere, fortunato impresario della sanità
siciliana, protetto dal governatore Totò Cuffaro (che, per averlo
aiutato, beccherà 5 anni in primo grado), è stato condannato a 14 anni
per associazione a delinquere di stampo mafioso. Pippo è Giuseppe
Ciuro, sottufficiale di polizia giudiziaria, condannato a 4 anni e 6
mesi per aver favorito Michele Aiello e aver rivelato segreti d’ufficio
utili a favorire la latitanza di Bernardo Provenzano. Marco è Marco
Travaglio.
Ditemi ora chi può essere tanto grossolano o vile da attribuire
all’integrità di Marco Travaglio un’ombra, una colpa, addirittura un
accordo fraudolento con il mafioso e il suo complice? Davvero qualcuno,
tra i suoi fiduciosi lettori o tra i suoi antipatizzanti, può credere
che Travaglio debba delle spiegazioni soltanto perché ha avuto la
malasorte di farsi piacere un tipo (Giuseppe Ciuro) che soltanto dopo
si scoprirà essere un infedele manutengolo?
Nessuno, che sia in buona fede, può farlo. Eppure un’”agenzia
del risentimento” potrebbe metter su un pirotecnico spettacolino con
poca spesa ricordando, per dire, che “la mafia ha la memoria
lunghissima e spesso usa le amicizie, anche risalenti nel tempo, per
ricattare chi tenta di scrollarsele frettolosamente di dosso” . Basta
dare per scontato il “fatto”, che ci fosse davvero una consapevole
amicizia mafiosa: proprio quel che deve essere dimostrato
ragionevolmente da un attento lavoro di cronaca.
Cari lettori, anche Travaglio può essere travolto dal “metodo
Travaglio”. Travaglio - temo - non ha alcun interesse a raccontarvelo
(ecco la sua insincerità) e io penso (ripeto) che la sana, necessaria
critica alla classe politico-istituzionale meriti onesto giornalismo e
fiducia nel destino comune. Non un qualunquismo antipolitico
alimentato, per interesse particolare, da un linciaggio continuo e
irrefrenabile che può contaminare la credibilità di ogni istituzione e
la rispettabilità di chiunque.
(14 maggio 2008)
Ed ecco, oggi, il Corriere della Sera, in compagnia di un buon numero di altri quotidiani, come ad esempio Il Foglio ( Ecco perché D’Avanzo ha scomunicato il travaglismo sul giornale di Travaglio e di D’Avanzo )
Il «tramite»: un ex maresciallo che dovrà scontare 4 anni e 6 mesi per favoreggiamento
Travaglio, la «talpa» dei boss
e il giallo della vacanza siciliana
D’Avanzo: conto pagato da un condannato per mafia. La replica: falso
ROMA - La botta è di quelle che fanno rumore. Marco Travaglio,
il giornalista paladino del giustizialismo che si è fatto tanti
ammiratori e diversi nemici con le sue denunce, ora subisce l’«effetto
letale del metodo Travaglio». E proprio lui, Marco Travaglio - che
giovedì scorso, ad «Annozero», ha ricostruito i rapporti avuti nel ‘79
dal presidente del Senato Renato Schifani con Nino Mandalà, allora solo
futuro boss di Villabate poi accusato di mafia nel 1998 - adesso è
costretto a difendersi pubblicamente per un episodio circoscritto alla
sua vita privata. Lo deve fare per forza dopo l’affondo di un altro
giornalista della giudiziaria di razza, Giuseppe D’Avanzo di
«Repubblica », che lo tira in ballo e lo strapazza per le sue vecchie e
non dimenticate frequentazioni con personaggi poi condannati al
processo per le «talpe» alla procura di Palermo. Correva l’anno 2002.
Era l’estate in cui il giornalista Travaglio con la sua famiglia,
moglie e due figli, inizia ad andare in villeggiatura a Trabìa in
compagnia di un noto sottufficiale della Guardia di Finanza: si tratta
di quel maresciallo in forza alla Dia, Giuseppe Ciuro, sempre elegante
e disponibile con tutti i giornalisti di giudiziaria di passaggio a
Palermo, che poi verrà condannato anche in appello a quattro anni e sei
mesi per violazione del sistema informatico della procura di Palermo e
favoreggiamento dell’ingegner Michele Aiello.
Sì, l’ingegner Aiello, il «re delle cliniche» che a gennaio del
2008 è stato condannato in primo grado a 14 anni per associazione di
stampo mafioso e truffa nel dibattimento sulle «talpe» che ha coinvolto
con una pesante sentenza (5 anni per favoreggiamento di singoli
mafiosi) anche l’ex governatore dell’Udc Totò Cuffaro. Per Travaglio il
colpo è duro anche perché si tratta, ma solo in apparenza, di «fuoco
amico». Sull’onda delle polemiche innescate dalla vicenda Schifani, si
muove infatti D’Avanzo, autore di tante inchieste sulla mafia e molto
stimato negli ambienti giudiziari di mezza Italia, che senza troppi
complimenti fa a pezzi il metodo Travaglio: quello, scrive, che «solo
abusivamente si definisce giornalismo di informazione». Ma la botta
vera arriva ieri quando D’Avanzo, per dimostrare come «il metodo
Travaglio» possa coinvolgere tutti noi, tira fuori un verbalino rimasto
in naftalina dal 2003: l’estate in cui gli investigatori di Palermo
mettono sotto intercettazione il telefonino del maresciallo Ciuro
mentre dialoga amichevolmente col giornalista durante la comune
villeggiatura a Trabìa. Ciuro poi, ma la ricostruzione di D’Avanzo è
controversa, avrebbe chiesto all’ingegnere Aiello di saldare il conto
dell’albergo. Racconta Travaglio, che ieri non è stato affatto contento
di leggere sul giornale per il quale collabora un attacco così duro e
che nega di essersi fatto pagare alcunché: «Quella fu una esperienza
davvero fantozziana. A una cena, dopo un convegno, chiesi a Pippo
Ciuro, un vero personaggio perché aveva collaborato anche con Giovanni
Falcone, di indicarmi un posto per le vacanze in Sicilia. Lui mi disse
che c’era un posto vicino a quello in cui di solito andavano lui e il
pm Antonino Ingroia, di cui era collaboratore. Così, per mail, mi mandò
un depliant di un albergo, se non ricordo male si chiama Torre del
Barone, che però era veramente troppo lussuoso per me. Ma lui, davanti
alle mie obiezioni, mi disse di non preoccuparmi perché le tariffe non
sarebbero state poi così care. Mi fidai. Quando poi sono andato a
pagare, alla reception la signorina mi ha presentato un conto pazzesco,
il doppio del previsto. Sei o sette anni fa, devo aver pagato
l’equivalente di otto, dieci milioni…Telefonai a Ciuro e gli dissi: “E
meno male che me lo hai segnalato tu ’sto posto!”. E lui: “Paga, paga.
Che poi magari ti fanno lo sconto un’altra volta”. Insomma, io mi sono
pagato tutto di tasca mia e di questo Aiello non ho mai sentito
parlare, almeno fino al giorno del suo arresto… Io comunque in quel
posto non ci sono mai più tornato visto che la sòla l’avevo già presa».
L’anno successivo, mese di agosto del 2003, Travaglio torna in vacanza
in Sicilia: «Andai con la famiglia per dieci giorni al residence Golden
Hill di Trabìa dove di solito alloggiavano Ciuro e Ingroia e ci fu
quella buffa storia dei cuscini poi finita nei brogliacci delle
intercettazioni. Io chiamai Ciuro e gli dissi: “Qui manca tutto. I
cuscini, la macchinetta del caffé perché i precedenti affittuari si
erano portati via tutto. Poi gli ospiti del residence mi aiutarono: chi
con un cuscino, chi con la Moka… ». E l’affondo di D’Avanzo? «Ecco, se
non fosse per la mascalzonata che ha fatto adesso questo signore contro
di me ci sarebbe solo da ridere». Ma al Golden Hill chi pagò il conto?
Risponde Travaglio: «Io ho pagato la prima volta il doppio di quanto
stabilito e per il residence ho saldato il conto con la proprietaria.
Tutto di tasca mia, fino all’ultima lira e forse se cerco bene trovo
pure le ricevute. Ma poi vai a sapere cosa cavolo diceva questo Ciuro
al telefono. Magari millantava come fece con Aiello quando gli raccontò
che lui e Ingroia avevano ascoltato a Roma un pentito il quale, in
realtà, non si era mai presentato ». Anche se dopo il suo arresto non
ha più visto il giornalista Travaglio, l’ex maresciallo Ciuro ricorda
bene quella vacanza al «Golden Hill» con Travaglio e il dottor Ingroia
durante la quale «si stava insieme, si giocava a tennis e si facevano
lunghe chiacchiere a bordo piscina ma poi ognuno faceva la sua vita
anche perché c’erano i figli piccoli». E il conto? «Di questa vicenda
io non ne so niente, lui ebbe i contatti con la signora del residence.
Per il pagamento se l’è vista lui, io non me ne occupai ». Più di un
dubbio, invece, ce l’ha l’avvocato Sergio Monaco, difensore di Aiello:
«Premesso che non sono io la fonte di D’Avanzo, che non conosco, posso
solo dire che l’ingegner Aiello conferma che a suo tempo fece la
cortesia a Ciuro di pagare un soggiorno per un giornalista in un
albergo di Altavilla Milicia. In un secondo momento, l’ingegnere ha poi
saputo che si trattava di Travaglio». Qui finisce la storia di una
vacanza di tanti anni fa, uno di quegli episodi che possono capitare a
chiunque ceda alla tentazione di mischiare villeggiatura, amicizie di
lavoro e qualche equivoco di troppo. Ricorrendo alla saggezza di Pietro
Nenni, istillata ai giovani socialisti a un congresso del Psi, si
potrebbe parafrasare: «A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura».
Dino Martirano
15 maggio 2008
|
|
11 maggio 2008
Inaccettabile attacco a Fabio Fazio ed a Marco Travaglio
Sì al diritto di replica no alla crocifissione
di Redazione
“Noi abbiamo sempre sostenuto il diritto di qualsiasi
cittadino, a maggior ragione del presidente del Senato, di rivolgersi
ad ogni sede appropriata ogni qual volta si sente diffamato e possa
chiedere e ottenere i il diritto di replica. Ciò che non possiamo
condividere è il passaggio dalla critica pur feroce alla richiesta di
espellere le opinioni diverse” Così Giuseppe Giulietti, portavoce di Art.21 interviene sulle polemiche seguite alla puntata di ieri di “Che Tempo che fa” nella quale il giornalista Marco Travaglio ha criticato il presidente del Senato.
http://www.articolo21.info/
11 Maggio 2008

Esprimo solidarietà a Marco Travaglio perché ha fatto semplicemente il suo dovere raccontando quel che sono i fatti.
Episodi che non possono essere cambiati o taciuti solo perché, da un giorno all’altro, una persona diventa presidente del Senato oppure, e solo per questo, cancellare con un colpo di spugna la sua storia ed il suo passato.
Un giornalista che racconta, citando episodi specifici, non ha bisogno di alcun contraddittorio. Questo, semmai, deve essere fatto dai politici quando si confrontano tra di loro.
Il cronista racconta come sono andati i fatti e paradossalmente vorrebbe dire che ogni qualvolta egli scrive o riporta la cronaca di una rapina, si dovrebbe ascoltare anche la versione del rapinatore
http://www.antoniodipietro.com
10 - 11 maggio 08
Marco Travaglio, Roberto Bolle, Gino Strada, Lorenzo Jovanotti Cherubini
sabato
Marco Travaglio lavora
con Indro Montanelli dal 1987 al 1992 e quando Montanelli lascia il
quotidiano che aveva fondato, lo segue nella breve esperienza de La Voce; ha collaborato con Il fatto di Enzo Biagi e ora con la Repubblica, L’Espresso e Micromega, ha una rubrica quotidiana da anni su l’Unità (Ora d’aria) ed è commentatore fisso della trasmissione Annozero.
Molte delle sue inchieste sono state raccolte in libri, sempre
accompagnati da successo di pubblico ma anche da feroci polemiche e
dalle ire dei politici senza distinzione di schieramento: tra gli
altri, La sentenza Andreotti, Montanelli e il Cavaliere; con Elio Veltri L’odore dei soldi; con Saverio Lodato, Intoccabili e con Peter Gomez Mani Pulite, La repubblica delle banane e l’ultimo, da poco in libreria, Se li conosci, li eviti. Raccomandati, riciclati, condannati, imputati del nuovo Parlamento…
Roberto Bolle, discepolo di Nureyev, nel 1996, a 21 anni, era già Primo Ballerino del
Teatro alla Scala di cui, dal 2003, detiene il titolo di Etoile; ha
calcato i palcoscenici dei maggiori templi della danza, dal Royal
Albert Hall di Londra al Bolshoj di Mosca, è stato protagonista dei
maggiori balletti sia classici sia contemporanei, esibendosi con le più
importanti compagnie internazionali, dal Royal Ballet al Tokyo Ballet;
attualmente è impegnato nella preparazione della Serata Roland Petit con il Balletto della Scala che sarà in scena, il 29 e il 30 maggio prossimi, al Teatro Regio di Parma e de La dama delle camelie con cui debutterà, a fine giugno, al Theatre de l’Opéra di Parigi.
http://www.chetempochefa.rai.it
“L’attacco di ieri sera, utilizzando senza
contraddittorio il mezzo televisivo pubblico, è una vergognosa
imboscata. Mi auguro che vi si possa porre riparo evitando almeno che
episodi del genere si possano ripetere” dice senza mezzi termini il
ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli. Ma anche Anna Finocchiaro
del Pd critica la condotta di Travaglio: “Trovo inaccettabile che
possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione
mafiosa, nei confronti del presidente del Senato, in diretta tv su una
rete pubblica, senza possibilità di contraddittorio”. Di diverso avviso
Antonio Di Pietro che rilancia le frasi di Travaglio,
pubblicando sul suo sito la “carta d’identità” di Schifani tratta dal
libro del giornalista “Se li conosci li eviti”. “Travaglio ha fatto
semplicemente il suo dovere raccontando quel che sono i fatti - dice
l’ex pm - Non si cancella con un colpo di spugna la sua storia ed il
suo passato”. E l’accusa di mancato contraddittorio? “Non ha senso.
Vorrebbe dire che ogni qualvolta si scrive di una rapina, si dovrebbe
ascoltare anche la versione del rapinatore”. Per il direttore generale
della Rai, Claudio Cappon il comportamento di Travaglio è “inescusabile”. Della vicenda si potrebbe occupare il prossimo Cda di viale Mazzini.
http://www.repubblica.it/
|
|